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Negli ultimi giorni imperversa su tutti i canali social la notizia relativa all’intervento di gestione della popolazione di Daino (Dama dama) nell’area del Parco nazionale del Circeo.
Come purtroppo e sempre più spesso accade, in seguito alla divulgazione di questo genere di notizie, è rapidamente partita la gogna mediatica nei confronti del Parco, responsabili secondo molti, di una futura e possibile “carneficina”. Nessun tipo di informazione accessoria in relazione alla specie, alle problematiche ad essa connesse e nessun intervento a nome di chi, per mestiere e non per hobby, si occupa di fauna selvatica, gestione faunistica e conservazione.
Con questo breve articolo mi rivolgo principalmente a queste persone e a tutti gli interessati all’argomento, portando avanti il discorso in maniera il più possibile “tecnica” e scevra da falsi ed inutili sentimentalismi, utili solo a raccogliere qualche “mi piace” ma che invece, ai fini conservazionistici, sortiscono solo l’effetto contrario.
Qualche premessa è d’obbligo, iniziamo subito parlando della specie in oggetto; Molti, ad esempio, ignorano che il Daino in Italia sia una specie alloctona (o al limite parautoctona); l’areale originario viene posizionato nella porzione più orientale del bacino del Mediterraneo ed attualmente la specie presenta una distribuzione quasi del tutto artificiale. Infatti, grazie alla sua grande adattabilità e facilità di allevamento, è stata introdotta in alcune zone dell’Italia centro meridionale, della penisola iberica e in numerose altre regioni d’Europa oltre che in Siberia, Stati Uniti, Argentina, Australia, Nuova Zelanda, Figi, Hawaii, Sudafrica e Canada.  Questo ne fa una specie da tenere in considerazione anche in relazione ai fenomeni di competizione che si possono generare nei confronti di specie autoctone. L’areale occupato attualmente dal Daino nel nostro paese si estende su una superficie di circa 2.700 km2. Le aree a più ampia distribuzione si concentrano in Toscana, Umbria, sull’Appennino tosco-romagnolo e nella zona compresa tra l’Appennino ligure e la provincia di Alessandria e Pavia. La specie risulta invece assente dall’arco alpino italiano, se si esclude la popolazione della foresta del Cansiglio. Nuclei isolati sono diffusi nelle aree costiere a carattere mediterraneo della Toscana e del Lazio mentre nel sud la specie è segnalata nell’area del Gargano, in Basilicata e in Calabria in cui si segnalano tre piccoli nuclei originati da fughe da recinti nei Parchi della Sila e del Pollino e nell’area al confine tra le province di Reggio-Calabria, Vibo Valentia e Cosenza. In Sicilia la specie è stata introdotta così come in Sardegna dove la distribuzione attuale è il frutto di nuove introduzioni effettuate a seguito dell’estinzione della popolazione “originaria” (probabilmente la prima introduzione è riconducibile ai Fenici intorno all’anno 1000 a.c.) avvenuta durante il decennio 1960-1970. Oggi la specie è presente nelle province di Cagliari, Sassari, Nuoro, e Oristano.
Il Daino è caratterizzato da una notevole plasticità trofica che va dalla brucatura di foglie e gemme di alberi al pascolamento; questo lo rende, ad alte densità, responsabile di possibili danni e conflitti con attività di tipo agricolo/zootecnico/forestale. Evidenti danni, possono essere rappresentati dallo scortecciamento dei giovani tronchi nel momento della muta dei palchi o anche dal brucamento diretto a carico di giovani polloni. Nei campi coltivati invece, più che l’azione di prelievo di foraggio, il danno è costituito principalmente dall’azione di calpestio.
Le linee di gestione (ISPRA) suggerite per il Daino prevedono sì la conservazione dei nuclei storici e delle popolazioni maggiormente affermate, ma in tali casi sarebbe comunque prioritario mantenere densità tali da limitarne i danni ed impedire l’espansione dell’areale attraverso la rimozione sistematica degli individui in dispersione.  Le direttive nazionali sulla specie sono quindi abbastanza chiare e indirizzate verso operazioni di contenimento, se non di totale rimozione, che dovrebbero essere intraprese soprattutto nei confronti di nuclei isolati o di recente formazione e nei casi in cui la presenza del daino rappresenti un fattore limitante per la vegetazione forestale e per le popolazioni di altri cervidi di interesse conservazionistico.
Tra gli interventi per contenere le popolazioni prendono sempre più piede i così detti metodi “cruelty free”, non tanto per la loro comprovata utilità quanto per evitare ricorsi e querele da parte di sedicenti animalisti. Gli esempi non mancano, metodi quali le catture ed il trasferimento in altre aree si sono dimostrati essere un mero palliativo capace solo di rinviare il problema, spesso ampliandone la scala, e generando costi non indifferenti per la società. Inoltre, va sottolineato come tale operazione assimilabile alla reintroduzione o al ripopolamento, sia da escludersi per il daino sempre in riferimento alle indicazioni gestionali nazionali votate a limitarne la diffusione. Anche la via, attualmente proposta per il Circeo, della sterilizzazione è anch’essa non priva di “effetti collaterali” oltre che di ulteriore dispendio di risorse economiche come abbiamo potuto constatare in altre situazioni e contesti simili. (https://lariservadicaccia.com/2019/06/15/quando-i-cervi-vanno-nella-grande-mela/)
Il prelievo di alcuni esemplari, secondo le regole e i numeri della caccia di selezione, rappresenterebbe una strada percorribile, capace di offrire un servizio nella gestione di una specie problematica oltre che incidere sulla formazione dei cacciatori avviandoli ad un’attività venatoria consapevole, basata su un prelievo sostenibile e in linea con la reale produttività delle popolazioni di animali selvatici. Inoltre, non va escluso l’importante apporto che potrebbe avere anche il parco dall’istituzione di una filiera controllata delle carni di daino, riconosciute a livello internazionale tra le migliori in assoluto come qualità organolettiche.

Giuliano Milana

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Giuliano Milana

Giuliano Milana

Naturalista, biologo ed agrotecnico laureato.
Autore di pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali ed internazionali, presidente di EPS Sardegna

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