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Quando i visitatori entrano nel Nanhaizi Milu Park di PECHINO, passano su un lungo ponte di legno costruito su una palude. È il posto perfetto per osservare, in lontananza, un branco di cervi dall’aspetto strano per noi europei. È uno spettacolo che non sarebbe stato possibile ammirare 120 anni fa; infatti anche se attualmente quasi 7000 cervi di Padre David o cervi milu (Elaphurus davidianus) vagano nelle zone umide della Cina, la specie è stata dichiarata estinta, allo stato brado, nel 1900. La sua “risurrezione” è dovuta ad un evento che potremmo considerare insolito: un’accidentale collaborazione tra un missionario-zoologo francese e un duca inglese. Prove fossili mostrano che Elaphurus davidianus era abbondante in Cina circa 2000 anni fa. Quando però padre Armand David visitò la Cina nel 1861, la caccia non regolata ne aveva ridotto drasticamente la popolazione concentrandola in un unico piccolo branco, tenuto sotto scorta armata, nei terreni di caccia imperiali vicino a Pechino. David – ritenuto anche il primo europeo a vedere un panda gigante – era stato inviato in Cina principalmente per diffondere il cattolicesimo ma, nei fatti, trascorse gran parte del suo tempo a raccogliere campioni che erano nuovi per la scienza occidentale.  Dopo alcuni anni in Cina, David ebbe il modo di osservare branco di cervi dell’imperatore non senza difficoltà. Infatti, i terreni imperiali erano esclusivi della famiglia reale e a David era proibito entrare, riuscì comunque a dare una “sbirciatina” descrivendo l’episodio in una lettera inviata ad un collega:

Questa primavera sono stato in grado di issarmi sul muro di cinta. Ho avuto la fortuna di vedere, lontano da me, un gruppo di oltre un centinaio di questi animali.”

In cinese, scrisse David, i cervi sono conosciuti come milu o sibuxiang, che significa “non come gli altri quattro”. Una descrizione adatta per una sorta di specie Frankenstein, con i palchi di un cervo, la testa di un cavallo, gli zoccoli di una mucca e la coda di un asino. Dopo aver corrotto con successo alcune delle guardie imperiali, David riuscì a ottenere una pelle e le stanghe di un esemplare che prontamente inviò al Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi. Questi campioni suscitarono l’interesse della comunità scientifica francese e nel 1866 le autorità francesi e cinesi negoziarono il trasferimento di alcuni cervi negli zoo di tutta Europa. Fu una scelta fortunata per la specie.  Infatti, nel 1895, un’alluvione disastrosa devastò gran parte dei terreni di caccia imperiali, decimando l’ultima popolazione cinese; a questo, un paio di anni dopo, si aggiunse un’ulteriore sciagura: i pochi cervi sopravvissuti furono abbattuti durante la Ribellione dei Boxer, una rivolta civile contro l’influenza straniera e l’élite imperiale. Dall’altra parte del mondo, Herbrand Russell presidente della Zoological Society di Londra e duca di Bedford, venne a conoscenza della difficile situazione della specie. Acquistò i restanti 18 cervi dagli zoo europei che li ospitavano ed iniziò ad allevarli nella sua tenuta, l’Abbazia di Woburn.

Come zoologo, lo stesso Herbrand, sapeva benissimo che il cervo non aveva possibilità di sopravvivere con così pochi animali sparsi in vari zoo“, afferma Dominic Bauquis che ha contribuito a conservare la specie, “non sapendo se la specie potesse essere salvata dall’estinzione, fece un tentativo di raggrupparli e dare una possibilità al cervo di Padre David. “

Tutte le attuali popolazioni di cervi di Padre David discendono dal piccolo branco tenuto nell’Abbazia di Woburn, un branco che sopravvisse a malapena alle due guerre mondiali. Nella prima metà del 20 ° secolo, le restrizioni alimentari e i diktat in tempo di guerra videro la paglia inglese destinata quasi esclusivamente alle scuderie militari a questo si aggiunse un inverno particolarmente rigido che esaurì quasi completamente le scorte già limitate. Dopo aver quasi rischiato di perdere definitivamente la specie durante la Seconda guerra mondiale i duchi di Bedford, discendenti di Russell, inviarono alcuni dei cervi negli zoo di tutto il mondo. Uno di questi duchi era Robin Russell, pronipote di Herbrand, che sognava di riportare il cervo nella sua terra natale. Ebbe la possibilità nel 1985. In Cina le cose stavano cambiando, il paese si avviava ad uno sviluppo economico che portò anche ad una maggior attenzione alla conservazione e soprattutto alla collaborazione e cooperazione internazionale. Alcuni funzionari cinesi si recarono all’Abbazia di Woburn per pianificare la reintroduzione del cervo di Padre David. Quello stesso anno Robin Russell si recò in Cina con 20 cervi che furono restituiti e reintrodotti nello stesso luogo in cui la specie aveva vissuto l’ultima volta: i terreni di caccia imperiali a Pechino, che da allora diventarono un parco pubblico (ribattezzato successivamente Nanhaizi Milu Park). Il parco, situato in un sobborgo di Pechino, aveva però uno spazio limitato quindi, l’anno successivo, il Ministero delle Foreste della Cina si unì al World Wildlife Fund (WWF) per trasferire altri 39 cervi nel Dafeng Milu Park sulla costa orientale della Cina. Una riserva di 78000 ettari con zone umide costiere capaci di accogliere migliaia di esemplari di cervo. I “conservazionisti dell’Abbazia di Woburn” lavorarono quindi per aprire un’ulteriore riserva anche nella Cina centrale, dove si avevano testimonianze storiche della sua presenza. Nel 1993, 34 cervi furono introdotti nella Riserva naturale nazionale di Shishou Milu. Nel 1998, i cervi di Padre David furono nuovamente vittime di gravi inondazioni, questa volta nella riserva di Shishou. I cervi sopravvissuti fuggirono disperdendosi nelle foreste circostanti. Invece di provare a catturare gli animali gli zoologi cercarono di capire se gli esemplari potessero comunque sopravvivere in questo nuovo contesto. Il cervo prosperò, tornando definitivamente allo stato selvatico in meno di 20 anni e soprattutto dopo essere stato reintrodotto nel paese in cui era praticamente estinto. “È una bella storia ” afferma Bauquis, “e mostra ciò che la cooperazione internazionale può ottenere“.

Oggi, i ricercatori cinesi affermano che ci sono circa 70 parchi con il cervo di Padre David, molti dei quali reintrodotti con successo in natura. La riserva di Dafeng ospita la più grande popolazione, con 6.000 individui stimati. Bauquis afferma che la riserva di Shishou sostiene tra i 600 e i 1.000 cervi, mentre il parco Nanhaizi ne ospita circa 200. Yuhua Ding, ex direttore della riserva di Dafeng , un veterano della conservazione, descrive il recupero della popolazione del cervo come “ideale” , significa che si stanno riproducendo rapidamente e, per ora, non sono soggetti a malattie ma sottolinea che la specie è ancora vulnerabile. “Settemila“, dice, “è un piccolo numero in termini conservazionistici per la specie“. Il monitoraggio genetico è comunque fondamentale, infatti questi cervi sono tutti “figli” di quella piccola popolazione, sono quindi sottoposti al rischio di quella che viene chiamata deriva genetica con effetti negativi sulla salute causati dall’inbreeding ovvero l’incrocio fra individui strettamente imparentati o consanguinei. Più piccola è la popolazione, maggiore è la probabilità che gli animali vadano incontro a questo tipo di problematiche e, visto il minuscolo punto di partenza dei cervi di Padre David, il fatto che non siano comparsi segni tangibili è un piccolo miracolo. Ding afferma che comunque la cautela non è mai troppa: gli effetti deleteri della consanguineità possono richiedere diverse generazioni prima di manifestarsi rendendo imperativo, da parte di chi si occupa di gestione della fauna selvatica, il monitoraggio delle popolazioni. Per mantenere in salute il cervo, il team prevede di trasferire individui tra i diversi branchi. I ricercatori sono interessati anche a comprendere come il cervo si adatterà ai nuovi habitat. Questi cervi, di fatto, non vivono in natura da secoli quindi gli scienziati sono curiosi di conoscere il loro comportamento nei nuovi ambienti: la risposta ai potenziali predatori (come tigri e lupi), cosa stanno mangiando e come avviene la riproduzione.

Speriamo che questo possa essere un esempio di buona conservazione e possa riportare il cervo di Padre David a riconquistare il posto che merita nel suo habitat originario e speriamo, anche, che possa rappresentare un esempio per chi ancora oggi è pronto a schierarsi contro gli allevamenti di fauna selvatica e gli zoo che invece rappresentano un importante tassello nella conservazione e nella divulgazione di determinate tematiche.

Giuliano Milana

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Giuliano Milana

Giuliano Milana

Naturalista, biologo ed agrotecnico laureato.
Autore di pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali ed internazionali, presidente di EPS Sardegna

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