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Un recente articolo “ la Falconeria è cultura che fa bene al futuro” descrive l’intervento della falconiera Lisa Bertoncello che è un indubbio stimolo ad approfondire il tema e ad individuare un percorso per poter contribuire in qualche modo alla conoscenza e radicalizzazione di questa nobile arte.
Ma è possibile amare qualcosa di cui non si ha reale conoscenza? Sensibilizzare la società interconnettendo tradizione, cultura e storia dell’antica arte della falconeria è certamente una sfida che dovrebbe accomunare le associazioni venatorie, di ogni colore, a diffondere la Falconeria come patrimonio umano vivente (Unesco lo ha già fatto inserendo questa arte nella sua lista del patrimonio culturale immateriale). Nessuna intenzione ad interferire con le comunità dei falconieri che già dialogano con il network di facilitatori Unesco bensì creare un’opportunità al mondo della falconeria di fruire di territori unici, come quelli degli istituti faunistici privati, e agli appassionati della natura (vicini alla filosofia rurale) di essere informati di quanto questa arte rispetti scrupolosamente le norme che regolano l’acquisizione, il possesso e l’utilizzo dei rapaci per l’attività venatoria oltre alle buone pratiche relative al benessere dei rapaci detenuti.

Lo spirito di questa riflessione è ben documentato dal film documentario sulla Falconeria che pone il quesito su come possiamo connetterci al nostro spirito naturale e primordiale mentre la società moderna minaccia di cancellarlo.  La trama di OVERLAND è un viaggio straordinario, emozionante e cinematografico girato attraverso quattro continenti che narra le storie di tre falconieri.

Marco Franolich

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Marco Franolich

Marco Franolich

Direttore responsabile
giornalista freelance, consulente faunistico, giudice internazionale FCI, docente della Scuola forestale Latemar, direttore nazionale EPS

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