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A volte il cervello viaggia per conto suo… Come faccio a scrivere un libro? non ne sono capace.

E poi che genere di libro dovrei scrivere? Quando mi sono posto questa domanda mi è venuto in mente il motivo dell’idea strana: la sera prima sono andato a letto pensando ai ricordi di un tempo non molto lontano, quello della mia gioventù, quando la natura e le persone erano diverse, quando se pur ignoranti e con una cultura medio bassa eravamo abituati a rispettare le persone. E gli animali? Avevamo per loro il massimo rispetto; quando raggiungevano la maturità o si ammalavano venivano abbattuti e nessuno gridava allo scandalo, perché anche quello era rispetto.
I cani potevano anche essere animali da compagnia, ma la maggior parte erano allevati per lavoro, per difesa o per la caccia; di gatti ce n’erano uno o due in campagna perché servivano per acchiappare i topi, ma pochi erano i gatti in paese o in città.
Oggi tutto è cambiato, per cui mi viene da dire: c’era una volta, e non è una novella, quando i Gabbiani erano simbolo di libertà e vivevano in mare; oggi sono l’inno alla sporcizia, sono aumentati a dismisura, non stanno più in mare ma percorrono chilometri per recarsi alle discariche, covano sui tetti delle case, nella notte è un continuo gridare. Sporcano tutto con le loro feci, ma la cosa più grave è che hanno fame e, da animali intelligenti quali sono, hanno capito che una facile preda sono i rondoni appena nati: hanno imparato ad appostarsi sui tetti, di quelli con gli embrici, e, una volta accertata la presenza del nido non fanno altro che battere con il becco sull’embrice. Appena il piccolo di rondone mette fuori la testa ne fanno un solo boccone, un solo boccone come fanno per la microfauna nei campi arati… Chi non ha visto quanti gabbiani si raggruppano dietro i trattori? Chi non ha visto quante garzette (quegli animaletti bianchi con le gambe lunghe, quasi sproporzionate rispetto al corpo) come i gabbiani seguono e trattori e le pecore? La loro presenza anni addietro era sporadica, oggi è massiccia e, come i loro simili, hanno fame. Sono uccelli gentili come si potrebbe presumere quando si vede nei campi? No, sono animali aggressivi, che con ferocia si accaniscono sui piccoli nidiacei, scacciando i genitori; stermina i topolini di campagna, i grilli, le lucertole, le lumache e in questo “lavoro” di distruzione della piccola fauna e microfauna è coadiuvato da validi collaboratori, vedi cornacchie, taccole, gazze, ghiandaie e tortore bianche. Sì, anche le tortore bianche, quegli uccelli all’apparenza così belli ed eleganti ma in realtà feroci, tanto che, una volta stabilitesi in un territorio, non permettono alle tortore migratrici di fermarsi per creare i loro nidi.
Ho detto c’era una volta, perché una volta i predatori erano falchi, poiane e il predatore per eccellenza era la volpe; oggi no, questi predatori sono in secondo piano, superati dagli animali innanzi citati, a cui si aggiunge oggi la presenza del lupo, di ibridi, di cani randagi che i cosiddetti amanti degli animali abbandonano quando si rendono conto di cosa vuol dire possedere un animale.
Cosa può fare un cane abbandonato è agli occhi di tutti in particolar modo dei pastori. Ma cosa fa un gatto abbandonato e riunito in colonie? oltre che portare probabili malattie contribuisce in modo massiccio alla distruzione della piccola fauna:
Ho un esempio concreto: ho avuto un gatto in casa per 14 anni, gatto che non è mai uscito dall’appartamento, ha trascorso la sua vita sul terrazzo che circonda l’immobile al quarto piano, non ha mai toccato un cibo sul tavolo, ma tutti gli anni riusciva a prendere tre o quattro pipistrelli e altrettanti uccellini. Ora, se un gatto che ha come spazio di caccia solo un terrazzo è in grado comunque di mietere piccole vittime, mi domando cosa fanno quelli randagi o semi randagi che vivono all’aperto?
Ho detto all’inizio c’era una volta… una volta c’erano cardellini, verdoni, batticoda, una enormità di piccoli uccelli, oggi sono spariti, perché? stanno diminuendo in modo impressionante le rondini, ma anche i passerotti, eppure questi uccelli non sono oggetto di caccia da parte dell’uomo, allora quali sono le cause, se non quelle sopracitate, ovvero i troppi predatori?
I cacciatori, che sono senz’altro dei fruitori della natura, denunciano questo stato di cose ma nessuno li ascolta, anzi sono attaccati da tutte le parti. Una volta il cacciatore era visto come una persona importante, un eroe, le sue gesta erano trascritte in novelle per bambini, vedi Cappuccetto Rosso. Oggi, invece, molti insegnanti lo presentano ai bambini come un orco che uccide. Ma loro non conoscono con quale passione e con che rispetto il cacciatore si rapporta con la natura: il cacciatore ama il territorio dove dà sfogo alla propria passione, è sempre presente, sia nei tempi di caccia e anche quando la caccia è chiusa, provvede a fare censimenti degli animali, cura zone di ripopolamento, immette selvaggina, non distrugge ma fa un prelievo sul di più. Se distruggesse come molti dicono, finirebbe con non poter più dar sfogo alla sua passione.
Il clima sta cambiando, è vero, sicuramente è il maggior responsabile delle variazioni che si notano anche nel mondo animale, ma l’uomo fa di tutto per contribuire a questo cambiamento. Un esempio: la Legge 152, che regola l’attività venatoria, ha previsto la costituzione degli Ambiti Territoriali di Caccia all’interno dei quali una parte dei soldi versati dai cacciatori viene utilizzata per il ripristino ambientale – e quindi per l’impianto di siepi, abbeveratoi e di quant’altro vi sia necessità – nonché a titolo di contributo agli agricoltori affinché facciano delle coltivazioni particolari in modo da favorire la riproduzione della fauna.
Di contro cosa succede: i Consorzi di bonifica che vivono dei contributi di tutti i cittadini e che hanno il compito di controllo dei fossi e fiumi, cosa fanno? anziché pulire i corsi d’acqua all’interno distruggono tutto l’esterno, rendono di bell’aspetto gli argini, ma dove vanno a finire gli animali che si nascondevano nei canneti e che così non hanno più rifugio? È presto detto, in pancia ai predatori già menzionati.
Forse uno dei motivi per cui gli storni vanno a dormire nei centri abitati è proprio la pulizia dei fossi, perché un rifugio naturale per questi animali, che con le loro evoluzioni serali fanno stare la gente con gli occhi all’insù, erano i canneti e le cannucce delle paludi.
E a proposito di paludi – o paduli come si dice in Maremma -, la Diaccia Botrona, la zona acquitrinosa più importante della provincia, su cui vengono spesi molti soldi, sta morendo: infiltrazioni di acqua salata rendono l’habitat non più idoneo per molte specie di animali.
La pubblicità fatta da persone incompetenti inneggia alla presenza del Fenicottero, ma queste persone non si rendono conto che, se questo animale prima non era presente, era perché le acque erano dolci e non consentivano la presenza massiccia di gamberetti, cibo prediletto di questo animale.
La Diaccia per anni è stata gestita e curata dai cacciatori che, per poter esercitare la propria attività, provvedevano alla pulizia del canale e si dedicavano a tutti quei lavori che permettessero di mantenere un ambiente idoneo alla riproduzione della selvaggina palustre. Oggi che è diventata un’oasi questo tipo di lavori non vengono più fatti.
Non basta mettere delle tabelle di divieto i caccia per mantenere la natura, occorre la presenza costante dell’uomo che la sfrutti ma che l’aiuti anche e soprattutto a mantenersi viva.
Gli animali vanno amati, ma non per questo non devono esser monitorati e controllati e se necessario uccisi: non si possono difendere a spada tratta alcuni animali dannosi quali ad esempio le nutrie.  L’assurdo supera l’assurdo quando si legge sul giornale che delle signore amanti degli animali vanno sugli argini del Cornia a cibarle: non sono animali autoctoni, non erano presenti nei nostri territori, sono portatrici sane di malattie che possono colpire l’uomo, distruttrici degli argini dei fiumi…. e allora perché devono essere salvaguardati? perché devono essere salvaguardati animali che distruggono altri animali, animali che creano danni alla agricoltura?
La natura da sola non è in grado di fare il controllo, solo l’uomo con la sua intelligenza può provvedere a ripristinare un ambiente che favorisca la presenza di tutte le specie di animali, non bastano le parole o proclami, ma occorrono interventi mirati.
Non si possono sprecare i soldi come quelli che, in parte, vengono sprecati al centro di recupero degli animali di Semproniano, centro che vive con i soldi dei cacciatori e non, di quelli dei cosiddetti amanti degli animali: il centro doveva e deve essere un laboratorio di assistenza degli animali autoctoni della nostra zona e non di tigri e altre specie di animali che in provincia non sono mai esistiti.
Non ho scritto un libro perché non sono capace, ma ho trascritto alcune riflessioni che mi fanno dire con più convinzione c’era una volta, quando forse stavamo peggio ma avevamo una cultura contadina che ci faceva amare gli animali come esseri viventi, ma sempre come animali.
Oggi nel mondo forse più di prima ci sono bambini che muoiono di fame, di contro c’è gente che non conosce la natura perché non l’ha mai vissuta dal vero, ma che si ostina a sostenere un animalismo costoso solo per egoismo o interesse politico.

Quanto sarebbe meglio salvare un bambino che una nutria…

Luca Bececco

About the author

Luca Bececco

Luca Bececco

Luca Bececco ha frequentato il biennio di Scienze ambientali dell'Università degli Studi di Siena. È presidente dell'associazione Progetto Migratoria ed è da sempre impegnato nella ricerca sui migratori e fenologie dell'avifauna.Ha realizzato e gestisce il Centro Ornitologico del Malpasso ed il Centro riabilitazione rapaci di Cupi–Magliano, Tutte le attività di studio sono collegate ad attività "sul campo", in particolare l'allevamento dei colombacci e le attività di falconeria.

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