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I portatori d’interesse della Repubblica Ceca ed Irlanda hanno preso posizione nei confronti della Commissione europea, del Parlamento europeo, del Consiglio dell’Unione Europea, dell’Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA), del Mediatore europeo e dei loro rispettivi Governi e Parlamenti nazionali in merito alla proposta di divieto delle munizioni in piombo e dei pesi in piombo per la pesca. L’attacco sostanzialmente è diretto alla Commissione europea che aveva commissionato all’ECHA di raccogliere informazioni sugli effetti del piombo nelle munizioni e nei pesi da pesca allo scopo di limitarne l’uso. L’indagine dell’ECHA (pubblicata nell’autunno del 2018) ha evidenziato un rischio inaccettabile per l’ambiente e la salute umana ma il punto è considerato di parte e fuorviante da parte di 1,4 milioni di cittadini della Repubblica Ceca e 0,421 milioni di cittadini irlandesi.

Le lettere di entrambe i Paesi, in due documenti diversi ma praticamente identici nei contenuti “cosa che spesso capita quando c’è coesione di intenti tra portatori d’interesse che dialogano” evidenziano che 23 paesi membri dell’UE già applicano il divieto all’uso delle munizioni in piombo nelle zone umide, ma riscontrano preoccupazione nell’utilizzo di materiali inadeguati che potrebbero aumentare il rischio per i cacciatori, a causa della tendenza al rimbalzo dei proiettili senza piombo e ad un scarso effetto terminale con conseguente maggiore sofferenza per i selvatici. Viene fatto cenno, inoltre, alle conseguenze per l’indotto dei produttori se l’uso venisse negato anche alle forze armate e di polizia, ma questo riguarda l’industria militare.

In definitiva pur comprendendo l’esigenza di eliminare gradualmente le munizioni in piombo per la caccia agli uccelli acquatici nelle zone umide reputano la proposta della CE ai sensi del regolamento REACH viziata in quanto:

  1. estende la definizione di zona umida in modo eccessivamente complicato;
  2. introduce zone cuscinetto non realizzabili a livello dell’UE;
  3. vieta il possesso di munizioni in piombo, il che significherebbe in pratica un divieto totale di piombo al di fuori di zone umide;
  4. propone un periodo di transizione molto breve.

Concludono, cito testualmente: “accogliamo con favore le iniziative della Commissione europea in materia di salute e protezione ambientale e rispettiamo la necessità di regolamentare, quando non c’è altro modo. Tuttavia, qualsiasi regolamento deve essere giustificato e proporzionato e non dovrebbe creare più danni che benefici. ……. È improbabile, sebbene teoricamente possibile, che il divieto di munizioni in piombo potrebbe leggermente migliorare la salute umana tuttavia influenzerà notevolmente la sicurezza e gli effetti terminali del tiro a causa della ridotta letalità, i rimbalzi indesiderati delle munizioni senza piombo aumenteranno lesioni ed i potenziali decessi. È teoricamente possibile che un divieto di munizioni in piombo e dei pesi da pesca potrebbe avere un effetto benefico sulla salute degli uccelli acquatici, tuttavia è preoccupante procedere in questo modo dato che non sono stati esaminati gli impatti dei metalli alternativi sulla salute umana e sull’ambiente.

Non è escluso che un copia incolla venga prodotto anche dai portatori d’interesse italiani, certamente utile forse ad allungare i tempi ma certamente è giunta l’ora che si inizi a pensare di individuare un materiale  alternativo privo degli effetti collaterali sopra menzionati e sicuro per l’ambiente.

Marco Franolich

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Marco Franolich

Marco Franolich

Direttore responsabile
giornalista freelance, consulente faunistico, giudice internazionale FCI, docente della Scuola forestale Latemar, direttore nazionale EPS

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