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Questa volta il dito lo ficcherei nell’occhio degli untori online, coloro che diffondono false notizie, soprattutto sui social. Sono azioni che generano allarme, paura e anche rabbia nei confronti di qualcuno o qualcosa, siano bersagli nel governo, nell’opposizione, o semplicemente nel popolo dei VIP. E c’è anche qualche cretino che li condivide in modo che, alla fine, come canta Don Basilio nel Barbiere di Siviglia, la calunnia, iniziata come un venticello, corre lieve per terra, esce di casa, galoppa, cresce e alla fine esplode come un colpo di cannone.

Qual è lo scopo? Stupidità unita alla noia di questi giorni di reclusione. Ci può essere anche qualcosa di peggio. C’è chi ha interesse a demolire una persona o a sostenere e innescare movimenti che a lungo andare posso diventare pericolosi ed eversivi. Addirittura, dietro potrebbe celarsi la mano della criminalità organizzata e portare alla rivolta, come è già successo a Palermo col saccheggio del supermercato.

È più grave quando le false notizie (perché chiamarla “fake news”) o bufale (se vogliamo essere alla moda possiamo chiamarle “bullshit”), o meglio di tutto “cazzate”, le pubblicano i giornali. Talvolta succede. E all’inizio di aprile circolava online una pagina del Corriere Adriatico con un articolo che riguarda noi cacciatori. Iniziava così:

“Fa discutere un progetto di legge governativo teso a chiudere per almeno tre anni tutte le attività venatorie. Il virus, come un esperto scientifico racconta, ha la capacità di diffondersi, a seguito di mutazioni, anche tra le specie animali selvatiche, ragion per cui, per permettere che ciò non accada, dobbiamo evitare al massimo il contatto con questi ultimi.” Prosegue l’anonimo articolista, riferendo il parere dell’anonimo esperto scientifico del governo, che un animale abbattuto potrebbe diffondere il virus tra le specie animali. Ma perché? Se è vero che quell’animale è infettato, se va in giro da vivo per la macchia, non diffonde lo stesso il virus? Il cronista continua imperterrito nelle sue cazzate sostenendo che basterebbe un cinghiale morto per scatenare un’epidemia in un’area grande quanto le province di Fermo, Ascoli e Macerata. La faccia di Tolla prosegue dicendo che gli esperti delle associazioni venatorie hanno convenuto sul rischio e chiesto un tavolo di confronto con il governo perché è più importante la salute pubblica che l’esercizio dell’attività venatoria.

Ho lavorato nei quotidiani e al TG1. Se un mio cronista mi avesse portato questa notizia, l’avrei sbattuto fuori della mia stanza a calci nel culo. E se anche fossi stato di migliore umore, non l’avrei mai pubblicata. . Nell’articolo non è citata una fonte, non c’è un nome. Il colpevole non sarebbe lo sprovveduto e fantasioso (a meno che non nascondesse maliziose intenzioni) cronista, ma il suo capo-servizio. Ma questo è il modo di fare giornalismo? Infatti. Non è possibile. Ho fatto un giro di telefonate. La Redazione del Corriere Adriatico non ne sapeva nulla. Hanno ricevuto telefonate di protesta dalle associazioni venatorie, richieste di chiarimenti da parte governativa. Alla fine della fiera si è scoperto che un fabbricante di false notizie aveva fotografato una pagina del Corriere Adriatico, quella dedicata all’epidemia, vi aveva inserito il falso articolo e l’aveva fatta girare online. La bufala si è propagata come un virus. Insomma, un pesce d’aprile. La Polizia postale indaga perché “propalare notizie false e tendenziose tali da turbare l’ordine pubblico” è un reato. Se lo trovano, vorrei conoscerlo quest’imbecille, e ficcargli un dito nell’occhio.

Bruno Modugno

About the author

Bruno Modugno

Bruno Modugno

Bruno Modugno, Ha lavorato per undici anni nei quotidiani e rotocalchi, come cronista e poi inviato. Nel '64 ha cominciato a collaborare con la RAI. E' stato autore e conduttore di programmi culturali e di grandi contenitori quotidiani di intrattenimento.
Giornalista e scrittore, autore televisivo e regista, si occupa da 40 anni di problemi venatori indagando sui versanti biologico, etico e antropologico della caccia. Oggi Direttore editoriale del canale Caccia tv su Sky

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