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Tempi di quarantena e mi verrebbe da dire, stando alle testimonianze video/fotografiche che quotidianamente ci giungono dai social, tempi di animali in città. Il “fenomeno”, se così possiamo chiamarlo, riguarderebbe tutto il mondo attualmente in lock-down al netto delle solite ed immancabili fake-news.

Dai cervi Sika in Giappone, ai cigni nei canali di Venezia, alle stenelle nel porto di Cagliari etc., in fondo gli animali si adattano velocemente alle nuove situazioni. Però, forse, sfugge a molti che gli animali in città ci sono da sempre e che in questo momento di “umana calma” abbiano solo vinto la loro proverbiale diffidenza, muovendosi con maggior tranquillità e negli orari più disparati. Come sappiamo Roma, ormai da tempo, ha un problema con i cinghiali, i lupi sono tornati in molti paesi densamente popolati – come Germania, Danimarca, Olanda e Lussemburgo anche a ridosso delle città venendo avvistati persino vicino a Parigi o Roma – ; i puma frequentano Los Angeles, per non parlare dei cervi a New York e dei Falchi pellegrini sui palazzoni, surrogati delle falesie, di diverse metropoli. In tutto il mondo, la vita cittadina sembra essere sempre più favorevole alla fauna selvatica ma, solitamente, tale vantaggio è per le specie opportuniste che in città trovano rifugio dai predatori, più occasioni per procacciarsi il cibo e godono quindi di un tasso di sopravvivenza maggiore.

Ad ogni modo chiunque abbia  girato in città ad agosto avrà avuto la stessa sensazione di questi giorni: animali che “ri-conquistano spazi” e, come per l’estate, anche la quarantena avrà la sua fine (speriamo  presto); torneremo ad usare le nostre auto, a rumoreggiare, ad “invadere” quella natura che pare una cosa distante da noi, esterna, qualcosa da fruire mentre nei fatti ne siamo parte integrante (con i nostri errori e difetti).

Ma cosa resterà di questa maggiore “libertà” animale?

Oltre alle foto e ai video, sicuramente resterà anche qualche danno. Come le città, le campagne hanno guadagnato in tranquillità; ai lupi o ai cinghiali, agli ungulati in genere, non mancheranno occasioni da sfruttare in qualche allevamento o in qualche campo coltivato meno sorvegliato.

In fondo, ragionandoci su, forse sono le “città” e l’urbanizzazione” che sono andate dagli animali, non il contrario. La mano umana lascia ogni giorno che passa segni indelebili sul nostro “sistema mondo”, l’animale uomo disegna, condiziona e quello che oggi consideriamo natura è spesso un concetto deviato, idealizzato e non conforme alla realtà. Conservare non può prescindere da gestire, a meno che non si voglia eliminare la specie “uomo” da quel sistema. Se non si gestisce e si lascia “fare alla natura” in realtà si compie ugualmente una scelta gestionale le cui conseguenze potrebbero essere maggiormente deleterie per il sistema rispetto alla prima opzione.

Quindi questa quarantena ci lascerà il ricordo di cieli ed acque più puliti, di animali più tranquilli e ci avrà offerto molto tempo per riflettere. Tempo per valutare strade differenti da percorrere, eventuali, piccoli, passi indietro mirati a comportamenti più virtuosi ed in armonia con quel “sistema mondo” di cui siamo ormai l’ingranaggio centrale in un meccanismo fatto di infinite ruote dentate capaci di funzionare solo in equilibrio.

 Giuliano Milana

About the author

Giuliano Milana

Giuliano Milana

Naturalista, biologo ed agrotecnico laureato.
Autore di pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali ed internazionali, presidente di EPS Sardegna

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