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CACCIATORI E SOLIDARIETA’

Non è che in periodo di Coronavirus ci siano molti argomenti per i quali incazzarsi e cercare qualche occhio dove infilare l’indice. C’è qualcosa, ma rispetto alle menzogne e alle cattiverie del passato, viene appena da sorridere. Come quegli animalisti che hanno trovato da ridire sul milione e 600 mila euro raccolti dai cacciatori per dare una mano alla Protezione civile.  Dicevano che i cacciatori non avevano fatto altro che ridare i soldi che avevano preso dallo Stato. Qualcuno ha perso tempo a spiegare loro che per antiche e incomprensibili regole i cacciatori versano allo Stato, oltre alle rituali tasse, una somma annua che poi viene ridistribuita alle associazioni venatorie. Cosa nemmeno facile da ottenere. Invece quel milione e seicentomila pippi sono stati raccolti sezione per sezione, euro dopo euro. E gli ambientalisti, che di soldi ne ricevono tanti ogni anno da enti pubblici, privati e dalle Regioni, per studi inutili come quelli sull’orso e il lupo che vanno avanti da 40 anni. Inutili, perché gli orsi marsicani stanno scomparendo e i lupi provengono dai recinti del Mercantour. Altro esempio? Il rospo corallino è in pericolo. Si fa un progetto, arrivano soldi, si scava una buca, si ricopre il fondo con teli di plastica, si riempie d’acqua, si piantano quattro canne, si costruisce un osservatorio e si chiude quella zona alla caccia. E magari qualcuno stanzia una borsa di studio. E i nostri storici e costosi roccoli che oltre a impreziosire il paesaggio pedemontano, vengono gestiti a spese di qualche mecenate cacciatore e servono a raccogliere quei dati sulle migrazioni che vengono poi immessi nei data-base scientifici internazionali? Senza di loro non si saprebbe niente dei viaggiatori alati. Volete saperne un’altra? Altro che fare una buca! Negli anni ’80, il governo senegalese, per ragioni militari e anche nell’illusione di creare un po’ terra coltivabile, prosciugò 50 ettari di palude. Il clima cambiò, l’acquitrino diventò un deserto di sabbia e altri disgraziati andarono a popolare le bidonville di Dakar. In più, alzavole e marzaiole non ebbero più un territorio dove nidificare, e scomparvero o quasi dall’Europa. Il Conseil International de la Chasse, organismo che raggruppa cacciatori e scienziati di 86 Paesi di 5 continenti, ricreò quelle paludi, scavando un canale di 12 chilometri: la vita tornò nel deserto insieme ad alzavole e marzaiole. Nessuno Stato ha finanziato il progetto, solo i cacciatori, soprattutto francesi e italiani. Andai giù con una troupe RAI e documentai l’evento. Nessuno riprese la notizia. Questa estate, tanto per raccontarne un’altra, furono i cacciatori romagnoli a intervenire nel Delta del Po per curare le anatre, avvelenate dalla purina, e raccogliere migliaia di morti uccisi dall’incuria di chi avrebbe dovuto occuparsi del Parco. Ovviamente, apparve qua e là qualche news sui media, ma tutti si guardarono bene dal dire chi fossero gli angeli del Delta. Anzi, la troupe del TG3 scappò appena seppe che erano stati i cacciatori a mettere le cose a posto. Persone scomparse in montagna, catastrofi naturali, pulizia di boschi e torrenti, i cacciatori sono sempre in prima fila per dare una mano. Gli altri? I buoni, gli animalisti gli arcobaleni, le sardine, capaci di animare i social e di occupare le piazze? Scomparsi. L’altra sera, dalla Gruber, il capo delle sardine, quel ragazzo un po’ confuso e arruffato, rispose alla giornalista che gli aveva chiesto dove fossero finiti: ma noi siamo sempre presenti. Abbiamo raccolto 45 mila euro per il Coronavirus! Me cojoni!

Ho ancora l’indice ritto. Ma questa volta tocca ai nostri. E a chi je tocca nun s’engrugna! Rischiamo di saltare la prossima stagione venatoria perché le Regioni hanno altro da fare che occuparsi di calendari. La proposta più sensata è: proroghiamo il precedente calendario. Ma qualcuno ha detto: no! E allora, Fratello mio, a me l’occhio!

Bruno Modugno

About the author

Bruno Modugno

Bruno Modugno

Bruno Modugno, Ha lavorato per undici anni nei quotidiani e rotocalchi, come cronista e poi inviato. Nel '64 ha cominciato a collaborare con la RAI. E' stato autore e conduttore di programmi culturali e di grandi contenitori quotidiani di intrattenimento.
Giornalista e scrittore, autore televisivo e regista, si occupa da 40 anni di problemi venatori indagando sui versanti biologico, etico e antropologico della caccia. Oggi Direttore editoriale del canale Caccia tv su Sky

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