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Tratto da La Riserva di Caccia n° 5 Settembre/Ottobre 1975: N°14

Abbiamo chiesto al Prof. Francesco Gentili dell’Istituto Erpetologico Italiano – Verona – un parere sulla effettiva utilità dei fagiani nella lotta contro le vipere. Pubblichiamo la sua interessante risposta.

Come la maggior parte degli appartenenti alla famiglia dei Fasianidi, i fagiani hanno nella loro dieta alimentare, seppur non in maniera preminente, anche gli ofidi e quindi le vipere. I serpenti sono cacciati dai fagiani specialmente in condizioni di isolamento, lontani dal loro spazio vitale e, diremo preferibilmente, giovani.

Certo il paragone tra la caccia agli ofidi che può condurre un falco o un biancone e quella condotta dai fagiani, trova i primi senza dubbio in vantaggio. Tuttavia, andiamo notando che i rilevamenti di reperti erpetologici (ed i morsi di vipera) sono pochissimi nelle zone ove esistano immissioni di fagiani e, soprattutto, nelle riserve.

Sappiamo anche che in Francia, precisamente nella foresta di Ramboulet, si è attuata una vera lotta biologica ai viperidi con un ripopolamento dei fagiani. Quindi è fuor di dubbio che introdurre, in biocenosi ove i viperidi siano in aumento, questa avifauna, non presenta ecologicamente nessun aspetto negativo; anzi, può garantire in discreta misura una lotta biologica ai viperidi.

È questo un risvolto che può attenuare l’ultima delle accuse nei riguardi dei cacciatori: l’aumento delle vipere nelle regioni italiane. Va detto subito che la caccia ha favorito lo svilupparsi di una evoluzione naturalistica che potrebbe definirsi normale se, cause concomitanti, non rischiassero di renderla preoccupante. E cioè: l’aumento degli ofidi potrebbe essere una normale tendenza naturalistica che si è manifestata più volte nella storia della Terra, ma in questo momento ci sembra difficile non biasimare chi uccide i fattori limitanti degli ofidi stessi, vale a dire i rapaci. A questi due fattori se ne aggiunge un terzo: l’esodo dalle montagne, ove vastissimi appezzamenti di terreno – prima lavorati con un’agricoltura intensiva – sono ora incolti e ridotti sommariamente a sterpaglie dove prolificano micromammiferi che rappresentano una riserva alimentare pressoché inesauribile per i serpenti.

Ma la diminuzione dei rapaci non crediamo sia unicamente imputabile ai cacciatori. Vi è un’altra causa, meno “letta” e meno menzionata: l’uso delle sostanze chimiche, dei diserbanti, ecc.

Sappiamo tutti come siano complesse le catene alimentari del sistema ecologico, sappiamo che un elemento non immediatamente nocivo a chi lo assorbe originariamente, può tramutarsi in fortemente tossico nelle successive alimentazioni. È quindi ben complesso definire l’aumento delle vipere e soprattutto quali siano esattamente le sue cause, sebbene riteniamo vadano sommariamente ricondotte a quelle già espresse.

Ciò che vogliamo affermare è che si è assistito, in questi ultimi tempi, ad una “corsa” alla vipera, imputandone le cause maggiori ai cacciatori e tralasciando, forse volutamente, tutti gli altri fattori. Nella caccia molte cose vanno riviste, a partire dalla tutela di quegli animali ridotti a sparute pattuglie. Sarà un elemento importante per un serio discorso ecologico e una lotta biologica ai viperidi. Ma prendiamo atto che uno dei contributi più validi alla lotta alle vipere ci viene anche dai cacciatori, proprio con l’immissione dei fagiani che andrebbe estesa non solo alle riserve ma, con criteri scientifici e sotto costante controllo, a tutti i terreni ove è consentito cacciare.

Franco Gentili

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Redazione RM

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