Print Friendly, PDF & Email

La tubercolosi è una malattia infettiva e contagiosa, causata da micobatteri, che può trasmettersi dagli animali selvatici a quelli da reddito (i più minacciati sono i bovini), fino a contagiare addirittura l’uomo. I micobatteri che causano la tubercolosi fanno parte del Mycobacterium tuberculosis complex (MTC o MTBC) nel quale, ad oggi, sono inclusi: M. tuberculosis, M. bovis, M. africanum, M. microti, M. canettii, M. pinnipedii e M. caprae. Inoltre, il MTC, include il bacillo Oryx che è stato recentemente classificato come M. orygis e il bacillo dassie.

La tubercolosi, sostenuta da M. tuberculosis, è una malattia che si colloca tra le prime dieci responsabili di morte nell’uomo. M. bovis, responsabile della tubercolosi bovina, può essere trasmesso all’uomo tramite contatto diretto con l’animale infetto o, indirettamente, attraverso l’ingestione di prodotti lattiero-caseari non pastorizzati nonchè, in modo trascurabile, attraverso prodotti a base di carne non trattati. Nell’animale infetto i primi sintomi si possono manifestare dopo mesi, o addirittura anni, di latenza e questo rende non solo la diagnosi più complessa ma anche più difficoltosa l’eventuale guarigione. Come abbiamo già sottolineato, anche gli animali selvatici ed altri animali domestici possono infettarsi entrando in contatto con questi batteri. Questa malattia è infatti diffusa nei mammiferi di tutto il mondo sebbene, in diversi Paesi sviluppati, siano in atto opportune misure di eradicazione. Proprio in tal senso, risultati interessanti sono stati messi in luce da uno studio, condotto in Spagna,  (https://www.nature.com/articles/s41598-019-44148-9) che sembrerebbe dimostrare l’importanza del ruolo del lupo (Canis lupus) nel controllo di questa epizoozia. Nella parte Nord-occidentale della Penisola Iberica, nelle Asturie, è presente una consolidata popolazione di lupi, distribuita nei due terzi della regione; ma, questa regione, è anche votata all’allevamento di bestiame, con 360.735 capi (stima del 2014), e la tubercolosi è proprio una delle principali preoccupazioni degli allevatori.

Lo studio in questione cerca di verificare l’ipotesi in base alla quale, in una determinata area, la presenza del lupo possa portare ad una riduzione dell’incidenza della tubercolosi rispetto a quanto si verificherebbe in caso di sua assenza. Emerge dunque l’importanza della predazione e, nello specifico, della sua azione di controllo sulla diffusione della tubercolosi nel cinghiale; questo grazie ad una riduzione della sua incidenza e, conseguentemente, del rilascio di MTC nell’ambiente. Con molta probabilità questi fattori contribuiscono a ridurre i livelli di trasmissione indiretta dal cinghiale – serbatoio dell’infezione – ad altri ospiti. Questo ha implicazioni ad ampio raggio che mettono in luce il ruolo determinante della predazione nel controllo delle malattie infettive nei sistemi multi-ospite. La diffusione della malattia negli animali selvatici è favorita dall’elevata densità di popolazione e dal foraggiamento. Un animale sano può infettarsi tramite uno stretto contatto con un animale infetto o con l’agente patogeno. Questo può accadere nei luoghi di foraggiamento e di abbeveramento nonché all’interno dei gruppi sociali nel periodo di accoppiamento o durante quello di allattamento. È stato infatti ipotizzato che la trasmissione tra selvatici e domestici sia prevalentemente indiretta, mediata da vegetazione, acqua, fango, mangime o, in generale, da substrati contaminati. L’animale, colpito da tubercolosi, può eiettare in vari modi l’agente patogeno – dai polmoni tramite la saliva derivante da un colpo di tosse, dall’intestino tramite le feci oppure; vi può inoltre essere una  trasmissione madre/piccolo attraverso la suzione del latte materno. Una volta che l’animale sano entra in contatto, inalando o deglutendo, con l’agente patogeno, in un organo iniziano a formarsi dei piccoli tubercoli biancastri che continuano a crescere nel corso del tempo. Il cinghiale in Spagna rappresenta il serbatoio principale per il MTC; è quindi una seria minaccia per tutte le altre specie in target per la malattia.  In base ai risultati dello studio, i lupi tendono a predare più facilmente le classi giovanili (suinetti in particolare) e gli individui adulti infetti. Questo predatore non riesce ad incidere indiscriminatamente su tutte le classi di età; gli individui adulti sani, principalmente i maschi, riescono, infatti, a difendersi maggiormente dagli attacchi. Quella descritta è dunque una predazione selettiva ed è comunque indicata come un possibile meccanismo chiave per la riduzione dell’infezione. Le osservazioni sul campo mostrano che, grazie al lupo, esiste una riduzione dell’incidenza della malattia senza che, però, questo comporti una riduzione nella densità della popolazione del cinghiale. I risultati della ricerca indicano inoltre che la diminuzione dell’incidenza della tubercolosi sarebbe addirittura meno pronunciata se la predazione prendesse di mira tutte le classi indiscriminatamente o se colpisse solo i suinetti. Pertanto, la capacità del predatore di selezionare la preda più infetta può rappresentare un ruolo determinante nel controllo delle malattie.

Lo studio, che ha coperto un periodo cha va dal 2000 al 2014, ha quindi confrontato il modo in cui le popolazioni di cinghiali e i livelli di tubercolosi cambiano nel tempo in aree con e senza lupi. Nell’area presa in considerazione, la densità del lupo è aumentata, ma ciò non ha impedito l’aumento anche della densità del cinghiale. Allo stesso tempo, nelle aree con lupi, la prevalenza della tubercolosi è diminuita passando dal 17% al 3,8% nei 14 anni di durata delle osservazioni. I risultati indicano chiaramente come una predazione più elevata, frutto di una maggiore densità del lupo, non riesca a limitare la crescita della popolazione del cinghiale. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che la mortalità, ad opera del predatore, ha semplicemente sostituito le morti causate dalla tubercolosi.

Questi risultati sono molto interessanti perché, pur ribadendo il ruolo centrale ed importante del lupo all’interno dell’ecosistema, restituiscono un quadro chiaro su quanto il predatore riesca a contenere il “problematico” cinghiale. E’ evidente che nel sistema globale, all’interno del quale agisce anche l’uomo, gli equilibri possano oramai essere garantiti solo da una gestione puntuale.

Manuela Lai

 

About the author

Manuela Lai

Manuela Lai

Naturalista ed agrotecnico laureato.
Esperta di wildlife economy, filiera, uso sostenibile e valorizzazione delle carni di selvaggina. Influencer e blogger del wild food.

Translate »