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In Spagna, l’associazione ASAJA (Associazione giovani agricoltori spagnoli) di Granada ha chiesto, in via eccezionale, che venga autorizzata la caccia ai cinghiali e ai cervi. Una misura fondamentale, secondo i rappresentanti degli agricoltori, per contrastare i ” gravi danni ” che il comparto sta subendo, dall’inizio dello lockdown, a causa della fauna selvatica.
L’associazione sottolinea che tale attività di controllo possa comunque essere svolta individualmente o da un massimo di tre cacciatori mantenendo le distanze opportune ed in modo che non si contravvenga a quanto stabilito dal decreto dello stato di Alama. Per tali motivi l’associazione ha presentato una richiesta formale, agli organi competenti, per autorizzare per il corrente mese di aprile, il controllo “notturno” a carico dei cinghiali e dei cervi. Solitamente questo tipo di attività inizierebbe il 1 ° maggio e, per tale data, ASAJA ha comunque richiesto che le disposizioni in materia di mobilità siano rese più flessibili per facilitare l’autorizzazione a procedere anche da parte dei titolari di riserve verso terzi.
Le criticità evidenziate hanno molte analogie con la situazione italiana e c’è anche chi sostiene che la ridotta presenza degli agricoltori nelle rispettive proprietà ha permesso alla fauna selvatica di muoversi in tranquillità e quindi causare danni. Una differenza sostanziale sta nella domanda? Non credo, ma certamente la risposta del governo andaluso non si è fatta attendere autorizzando disposizioni atte a permettere la presentazione di richieste per azioni di caccia finalizzate a contenere e/o evitare il danno. In particolare, la disposizione afferma che “tutte le azioni relative al controllo dei danni e dei rischi per l’agricoltura e l’allevamento saranno realizzate in conformità con le normative “in materia” della Comunità autonoma dell’Andalusia, già in vigore prima della dichiarazione dello stato di allarme”. Inoltre chiarisce che “i controlli sui danni e sui rischi, durante lo stato di allarme, devono essere effettuati osservando tutte quelle misure preventive dettate dalle autorità sanitarie per prevenire la diffusione di Covid-19. Il controllo del rischi e dei danni funziona come uno strumento per la gestione dell’ambiente e delle specie selvatiche e per la protezione delle colture e degli allevamenti, al fine di evitare il rischio di diffondere malattie animali e prevenire danni che possono verificarsi nelle produzioni agricole.”
Ma in Italia dove sono le richieste al Governo? Chi le promuove? Gli agricoltori? Qualche timido accenno di risposta lo abbiamo visto per esempio dalla Regione Toscana che ha autorizzato il controllo ma le associazioni venatorie stanno supportando il mondo agricolo in queste richieste? O si può fare di più oltre che marcare la propria presenza esclusivamente con i propri spot poco comunicativi e rivolti ovviamente solo ai cacciatori, a già si avvicina la campagna del tesseramento quella è la priorità!

Marco Franolich

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Marco Franolich

Marco Franolich

Direttore responsabile
giornalista freelance, consulente faunistico, giudice internazionale FCI, docente della Scuola forestale Latemar, direttore nazionale EPS

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