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COMUNICATO STAMPA

 

Lettera aperta ai Presidenti  regionali del Lazio

Gentili Presidenti, l’evento non immaginabile del Coronavirus ha cambiato radicalmente  la vita di ognuno, ed oggi come non mai siamo consapevoli che gestire il presente è un grave limite se non abbiamo la cognizione e la prospettiva di lavorare per il futuro. L’ impegno profuso per il Calendario venatorio  e  la riapertura nel Lazio dell’addestramento e l’allenamento dei cani sono stati un importante messaggio, condiviso dalla Regione, utile a rincuorare non solo i cacciatori ma gli agricoltori e con essi tutta l’economia di un comparto sempre più necessario al Paese. La solidarietà senza etichette espressa dai cacciatori  e dalle Associazioni ci ha caratterizzato come parte importante del volontariato diffuso e presente che sta lottando per limitare i danni economici e sociali prodotti dal virus alla vita di tutti, a partire dai più deboli. La caccia, ne siamo tutti orgogliosi, ha tanti protagonisti dai meno abbienti a lavoratori, impiegati, pensionati e imprenditori agricoli in una sola parola: è un’attività sociale.

Con la pandemia il nostro compito cambia, non siamo più “in difesa” ma a promuovere l’attività venatoria quale protagonista della gestione del territorio di cui è scientificamente parte integrante, così come lo è della cultura della ruralità. Cultura indispensabile per la prospettiva, così come tutte le attività all’aria aperta, ruota intorno ai piccoli centri, ai borghi, alla realtà di campagna. Se come si dice le pratiche all’aria aperta sono meno a rischio, saranno e vogliamo che siano sempre più appetibili a quanti lasceranno i grandi centri urbani per spostarsi in luoghi dove la minore densità della popolazione diverrà un antidoto più naturale per la malattia dell’oggi e eventuali epidemie del domani.

 Il ruolo degli istituti faunistici tutti, pubblici e privati, al di là dei limiti delle norme che li hanno istituiti ora va valorizzato, quali organi di governo della fauna selvatica e dell’ambiente andando oltre i pregi e i difetti riconducibili alle sole pratiche di ripopolamento, stessi argomenti valgono per gli Istituti privati e le loro potenzialità non espresse.

Dalle associazioni nazionali è arrivato un documento unitario di impulso alla costituzione  delle “cabine di regia” affinché  le diverse legittime e rispettabili idee possano trovare nelle Regioni un luogo dove concordare una sintesi. La forza dei cacciatori è ancora spendibile. Grazie alla nostra diffusa radicata presenza , oggi virtuale, ma ci auguriamo presto concretizzata nelle periferie, nei luoghi di incontro abituali, nelle armerie, nei bar, nelle piazze, nelle aziende venatorie e negli altri istituti faunistici . Quando e se troveremo insieme le condizioni per nuove ulteriori forme di  unità ne discuteremo. Oggi il peggio che possiamo dare ai cacciatori è non fare nulla neppure un piccolo passo. Abbiamo più che validi argomenti da individuare per sederci ad un tavolo, provvisoriamente solo virtuale, per stilare un’agenda, un protocollo di collaborazione da pubblicizzare che incontri interesse nei nostri presidi territoriali che faccia protagonisti i nostri volontari cercando da loro contributi, idee, condivisioni.

La sfida è riproporre la caccia, il controllo della fauna selvatica ai giovani, comunicare loro i valori, la passione, la cultura, l’utilità di un’attività oggi irragionevolmente criminalizzata per ignoranza e manipolazioni di fondamentalisti contrari alla specie umana.

Siamo a proporvi questo messaggio che si ispira alla comune appartenenza al mondo venatorio sottoscrivendolo noi che forse, un tempo, eravamo tra i più lontani.

Arci Caccia e Ente Produttori Selvaggina

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Redazione RM

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