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C’è stato un tempo in cui l’uomo non ha potuto scegliere se essere o non essere vegetariano/vegano. Durante la Preistoria, infatti, l’uomo raccoglitore, per certi versi, si doveva nutrire di ciò che la natura offriva. La sua dieta era composta, perlopiù, da erbe, radici e frutta. Ma, da lì a poco, la carne sarebbe entrata a pieno titolo nella sua dieta con le conseguenze ed i benefici che tutti conosciamo. L’avvento del benessere, l’impatto che l’uomo ha sullo stesso ambiente, l’approccio etico-filosofico che sfocia nella convinzione che sia sbagliato far soffrire e uccidere gli animali, spingono oggi molte persone ad abbracciare, nell’illusione che possa essere una via percorribile, la dieta vegetariana o vegana. Non mancano gli studi a supporto delle diete “green” ma, molto spesso, vengono ignorati aspetti cruciali del benessere psico-fisico di chi le adotta, le difende e le raccomanda.

E’ quanto emerge da un recente studio pubblicato sulla rivista Critical Reviews in Food Science and Nutrition (https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/10408398.2020.1741505). Questo lavoro, fondamentalmente una revisione sistematica basata su 18 pubblicazioni, che comprende un campione di 160.257 soggetti provenienti da varie regioni geografiche (Europa, Asia, Nord America e Oceania), di età compresa tra gli 11 ed i 96 anni, evidenzia che chi segue una dieta vegetariana o vegana ha, rispetto a chi consuma normalmente carne, il doppio delle probabilità di dover assumere farmaci per curare le malattie mentali, ed è tre volte più soggetto ad incorrere in depressione, ansia e/o comportamenti autolesionistici (anche il suicidio).

Per fare solo qualche esempio:

alcune delle pubblicazioni esaminate hanno preso in considerazione comportamenti autolesionistici. Il primo di questi, condotto su c.ca 9100 donne australiane, ha evidenziato come la frequenza di comportamenti autolesionistici fosse tre volte maggiore nei vegani rispetto ai consumatori di carne (10,0% contro 3,1%). Allo stesso modo, in un ampio campione di adolescenti statunitensi, c.ca 4750, i tentativi di suicidio risultavano essere più del doppio in chi non consumava carne (18,3% contro 8,6%); inoltre, la stessa “idea del suicidio” era più comune tra i vegetariani (34,7%) rispetto ai “carnivori” (24,9%).

Altri autori, delle ricerche prese in esame, ipotizzano addirittura che i disturbi mentali possano portare all’adozione di una dieta priva di carne; le persone con tali disturbi potrebbero quindi “scegliere una dieta vegetariana come forma di sicurezza o di autoprotezione” a causa della comune percezione, in base alla quale, le diete ad esclusiva componente vegetale siano più salutari od anche perché, tali individui, potrebbero essere “più sensibili o empatici nei confronti degli animali”. Per dovere di cronaca, nello studio vengono anche evidenziati risultati contrastanti pur restando maggiori le evidenze rispetto a quanto abbiamo riportato in questo articolo.

A questi risultati, si aggiunge l’aggravante legata alle conseguenze di un’alimentazione priva di grassi di tipo animale; spesso, infatti, questo comporta una insufficiente produzione di colina. Questa, nota anche come vitamina J, è una molecola simile alle vitamine del gruppo B che viene sintetizzata dal fegato e che interviene come coenzima in numerose reazioni metaboliche fondamentali per il corretto funzionamento del cervello. È presente in alimenti come il fegato, la carne, il pesce, la frutta secca, i fagioli, i piselli, gli spinaci, il germe di grano e le uova. La sua carenza riduce la funzionalità encefalica.

La colina, normalmente sintetizzata dal fegato, non è tuttavia sufficiente a soddisfare le esigenze metaboliche del nostro organismo. Deve, per questo, essere integrata adottando una dieta varia ed equilibrata comprendente, necessariamente, alimenti come carne di manzo, pollo, pesce, uova e latticini –  alimenti esclusi tassativamente dalla filosofia vegana.

Risulta dunque fondamentale, come più volte sottolineato, che nell’approcciarsi a qualsiasi tipo di dieta, considerandola “sana”, occorra tenere presenti gli aspetti e le ripercussioni sulla salute; non tralasciando, alla luce di quanto emerso da questi studi, anche le possibili conseguenze per la salute mentale.

Manuela Lai

About the author

Manuela Lai

Manuela Lai

Naturalista ed agrotecnico laureato.
Esperta di wildlife economy, filiera, uso sostenibile e valorizzazione delle carni di selvaggina. Influencer e blogger del wild food.

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