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E’ apparso un articolo su “la Repubblica” il giorno 01/06/2020 dal titolo “Visori notturni ai cacciatori, guardie venatorie boicottate: “Lombardia favorisce bracconaggio

Ci sembra opportuno rispondere nel merito di quanto scritto sottolineando alcuni aspetti che sono (volutamente?!?!) tralasciati dal giornalista.  Partiamo dal principio, la Regione Lombardia ha approvato nei giorni scorsi delle modifiche alla Legge regionale 26/93 in materia di caccia. Anche il ministro Costa, si è espresso sull’argomento in questi termini: “Quando la Lombardia comunicherà l’adozione della Legge regionale alla Presidenza del Consiglio scatteranno i pareri dei ministeri competenti. Ove si riscontrasse illegittimità costituzionale, la impugneremo di fronte all’Autorità massima“.

Tra i punti cruciali delle modifiche alla legge regionale ce ne sono alcuni che, pare, abbiano attirato maggiormente le critiche da parte del mondo “animalista”. Nello specifico la possibilità di attuare il prelievo sulla specie cinghiale tutto l’anno, ovviamente anche attraverso la caccia di selezione; a questo si aggiunge la possibilità di effettuare il prelievo anche oltre gli orari “consueti” potendosi servire anche di visori notturni.

Questi vengono definiti in questi termini nell’articolo: “Strumenti concepiti per l’utilizzo bellico, vietati nella caccia anche a parere della Suprema Corte di Cassazione, assolutamente inquietanti se immaginati a disposizione di gente armata a spasso per i boschi, con la conseguenza che nessun campeggiatore civile (tanto più chi sia impressionabile all’idea di poter essere osservato nel buio) d’ora in avanti potrà più contare sulla riservatezza nelle foreste della Lombardia.”

Sappiamo già che la visione del cacciatore, nel nostro paese, è vessata ed alterata profondamente nell’immaginario pubblico ma, francamente, non riusciamo a capire per quale motivo un campeggiatore (si può campeggiare ovunque? O ci vogliono regolari permessi per luoghi idonei?) dovrebbe temere un cacciatore che, seguendo opportuni corsi abilitanti, si reca a svolgere la sua attività in luoghi prestabiliti, nel rispetto della legge e secondo modalità previste e comuni a molti paesi. Non si parla invece dei danni, del controllo su una specie diventata “problematica” come il cinghiale che impatta notevolmente su un settore, quello agricolo, che dovrebbe garantire cibo sufficiente a frotte di nazivegani che vorrebbero imporre la loro dieta a tutti. Si ignora inoltre che, con i mezzi tradizionali, esistono maggiori difficoltà di impiego in condizioni di scarsa luce con ripercussioni anche sul prelievo stesso. Il miglior modo di prelevare un animale è quello di ridurne al minimo le sofferenze nel massimo rispetto e per un utilizzo virtuoso delle carni che ne derivano.

Quindi il problema notturno degli escursionisti sarebbe quello di essere visti; problema, che poi, si estenderebbe, di giorno, alle guardie venatorie volontarie che potrebbero essere individuate grazie all’obbligo dell’abbigliamento ad alta visibilità. Quindi di notte occorre tutelare oltremodo la “privacy” di ipotetici “campeggiatori” di non precisata provenienza e di giorno occorre garantire l’anonimato ai tutori “volontari” della legge che devono operare in “missione segreta” come novelli 007. Le associazioni, tra le quali, Cai Lombardia, Enpa, Lav, Legambiente, Lipu, Wwf Italia ecc. insorgono dicendo : “si è esteso l’obbligo dell’alta visibilità ai cacciatori in vagante (solo allo stanziale, notoriamente i più corretti) mentre possono mantenere la mimetica i migratoristi, fra i quali si registra il più alto tasso di illeciti penali“.

E fuor di dubbio che l’uso dell’abbigliamento ad alta visibilità abbia ridotto notevolmente gli incidenti venatori, oltre che in innumerevoli altri contesti si pensi, ad esempio, a chi lavora in strada;

Il mondo venatorio è schierato da sempre contro il bracconaggio, contro le inutili sofferenze inflitte agli animali, nella tutela dei cacciatori e nel rispetto del mondo che ospita noi, la selvaggina e di chiunque usufruisca o frequenti la Natura. Per questo l’alta visibilità rappresenta una sicurezza per tutti e la riconoscibilità non rappresenta certo un fattore limitante nelle attività di vigilanza, per indagini approfondite ed in “incognito” abbiamo già le forze dell’ordine.

La redazione

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Redazione RM

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