Print Friendly, PDF & Email

L’Alta corte dell’Uganda, con una decisione – quantomeno discutibile – ha dato l’ennesimo colpo di grazia alla biodiversità e ad un altro pezzo di polmoni verdi del Pianeta. E’ stato infatti dato il via libera ad un processo di deforestazione di una parte delle aree boschive della foresta di Bugoma – in Uganda, a circa 250 km a Nord-Ovest dalla capitale Kampala – per far spazio alla realizzazione di una piantagione di canna da zucchero.

Situata nel distretto di Hoima, nell’Uganda occidentale vicino al lago Albert, La Bugoma Forest Reserve, che vanta oltre 41 mila ettari di estensione, rappresenta la porzione maggiore di foresta tropicale rimanente nel Paese. Questa svolge un ruolo determinante nel preservare i corridoi ecologici fondamentali per la fauna selvatica e rappresenta un patrimonio inestimabile per la ricchezza di biodiversità animale e vegetale. Ospita infatti 23 specie di mammiferi (tra cui scimpanzè e cercocebo dell’Uganda), 225 specie di uccelli (come il francolino di Nahan – Ptilopachus nahani– e il black-eared ground thrush- Geokichla cameronensis) e 260 specie di alberi.

Questa porzione di terra oggetto, nel tempo, di numerose controversie, nel 2016 venne data in affitto, da Solomon Iguru Gafabusa – re dell’antico regno di Bunyoro – Kitara – per 99 anni, alla Hoima Sugar Company Ltd – società mauriziana acquisitrice del 70% del capitale azionario dell’azienda ugandese, produttrice di canne da zucchero, Kinyagara Sugar Works. I lavori di disboscamento, degli oltre 900 ettari previsti, sono regolarmente iniziati a seguito della decisione dell’Alta corte di Kampala, in base alla quale il terreno in questione si troverebbe ai confini e non all’interno dell’area protetta della foresta, pertanto non sarebbe soggetta ad alcun vincolo.

Come abbiamo già sottolineato in un nostro articolo (QUI>), troppo spesso, dietro a queste scelte ad alto impatto ecosistemico si celano “promesse da marinaio” rivolte a fette di popolazione che vivono in condizioni socio-economiche molto basse; in queste situazioni, l’illusione di un miglioramento del tenore di vita funge da straordinario palliativo a tutti i problemi esistenti. Molto probabilmente la realizzazione della piantagione di canna da zucchero sarebbe forse  in grado di  migliorare effettivamente il tenore di vita degli abitanti della zona. Stando alle valutazioni (V.I.A.) fatte dalla società,  quest’ultima avrebbe garantito la costruzione di scuole e di un ospedale oltre a sviluppare un progetto di ecoturismo comprendente eco-lodge, percorsi trekking, un campeggio e il reimpianto di alberi nelle aree maggiormente degradate. Ma, secondo i conservazionisti e gli esperti di silvicoltura, è proprio il progetto di piantagione di canna da zucchero a rappresentare un rischio, proprio perché a ridosso di una foresta pluviale tropicale ed in particolar modo nel contesto della Bugoma Forest Reserve: distruggere anche solo una piccola parte della foresta porterebbe a una grave perdita di biodiversità e potrebbe influire sul livello delle acque del fiume Nilo.

Quindi la sostituzione di un’economia di sussistenza (che magari preveda anche la caccia a carico delle stesse specie potenzialmente minacciate dalla piantagione) con i guadagni provenienti dall’industria della canna da zucchero, dimostra ancora una volta la cecità delle scelte facili e di convenienza che cercano i responsabili sempre tra i piccoli evitando di confrontarsi con problemi reali e ben maggiori.

Manuela Lai

About the author

Manuela Lai

Manuela Lai

Naturalista ed agrotecnico laureato.
Esperta di wildlife economy, filiera, uso sostenibile e valorizzazione delle carni di selvaggina. Influencer e blogger del wild food.

Translate »