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Immaginando l’Etiopia ci vengono sicuramente in mente immagini di siccità e carestia tipiche di una terra povera…in realtà non è proprio così.  Addis Abeba è una metropoli vivace, con strade commerciali che vendono ogni tipo di frutta, verdura e classici prodotti cinesi “taroccati”. Grazie anche agli investimenti delle Nazioni Unite il paese sta virando verso una nuova realtà con migliori prospettive.

Al centro di questo articolo c’è la storia di un animale che vive nella foresta pluviale situata su un altopiano ( 2700 m. s.l.m.) a sud della città.  Uno degli animali più rari e spettacolari al mondo: Il Nyala di montagna (Tragelaphus buxtoni ), i maschi arrivano a pesare anche 300 kg, contro i 150-200 kg delle femmine. Il manto varia dal grigio al marrone, con strisce bianche poco definite che si estendono dal dorso alle regioni inferiori e con una fila di macchioline dello stesso colore. Altri segni bianchi sono presenti anche sul muso, sulla gola e sulle zampe.
Lo «chevron» bianco tra gli occhi e la macchia bianca sulla gola sono le caratteristiche più evidenti.

La storia di questa specie  è particolarmente intrigante, soprattutto per chi si occupa di conservazione. I Nyala di montagna vivono esclusivamente in queste foreste ricche di essenze lignee e selvaggina e che per  questo sono molto apprezzate anche da una popolazione umana in continua espansione. Questa “invasione antropica” crea “conflitto” tra interessi umani e animali con ripercussioni facilmente immaginabili per la conservazione dei Nyala di montagna. Paradossalmente, direbbe qualcuno, sono proprio i soldi pagati dai cacciatori di Nyala di montagna a contenere lo sviluppo e l’espansione antropica in quest’area del Paese, pensate solamente che una singola caccia può costare come una prima casa negli USA. Il governo etiope consente ai cacciatori, nell’ambito di un piano di conservazione altamente regolamentato, il prelievo di meno di 20 individui ogni anno. Senza queste entrate, generate dalla vendita delle licenze, ci sarebbero ben poche ragioni economiche per proteggere l’habitat da cui i Nyala di montagna, oltre a decine di altre specie, dipendono per la loro sopravvivenza.

Come più volte abbiamo detto anche sulla nostra rivista, ancora oggi abbiamo difficoltà a far comprendere uno degli assiomi fondamentali della conservazione “la fauna selvatica che paga, resta( QUI>).

E forse nessuno comprende meglio questo assioma di Nassos Roussos, 74 anni figlio di immigrati greci che nel 1981 fondò una società la “Ethiopian Rift Valley Safaris” diventando di fatto, seppur non ufficialmente, un ambasciatore e il custode del Nyala di Montagna e del suo habitat.

La fauna selvatica in Africa è vista dalla gente del posto nello stesso modo in cui un allevatore vede un manzo. Una volta che l’ultimo nyala, ilochero o tragefalo striato verranno catturati, la terra si arrenderà all’ascia e all’aratro, per non esistere più come habitat per la fauna selvatica.”

Questo afferma Roussos che dopo decenni in prima linea per proteggere l’habitat del Nyala, ha passato il testimone al figlio, Jason.  Jason Roussos è un biologo di 40 anni formatosi alla Colorado State University ma cresciuto nelle terre selvagge dell’Etiopia. “Stranamente” di lui scrivono che, essendo biologo e al contempo cacciatore, “possiede una comprensione unica delle relazioni tra specie animali e vegetali oltre ad una conoscenza dei luoghi dove è cresciuto e si è formato, ancor prima di frequentare l’università, senza eguali”

Ci troviamo di fronte ad una sfida, quella della Wildlife Economy ( QUI>), che si presenta a chi si occupa di gestione, di conservazione ma anche al cacciatore. Una sfida da vincere per permettere di trarre beni e servizi, reddito e occupazione, dall’uso sostenibile delle popolazioni di fauna selvatica garantendone, al contempo, la conservazione per le generazioni future.

Giuliano Milana

FONTE>

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Giuliano Milana

Giuliano Milana

Naturalista, biologo ed agrotecnico laureato.
Autore di pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali ed internazionali, presidente di EPS Sardegna

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