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Tra meno di tre settimane, i cacciatori potranno nuovamente frequentare gli amati boschi  locali per dare il via ad una nuova e lunga stagione di caccia di selezione al cervo; la stagione qui, infatti, inizia il 15 agosto e termina il 1 gennaio.

Il rapporto Deer Harvest del 2019, rilasciato dal S.C. Department of Natural Resources, fornisce numeri interessanti: durante la stagione di caccia 2019, ai 126283 cacciatori residenti si sono uniti 14333 non residenti. Il numero totale di capi abbattuti è di 193073 (dei quali 105201 maschi e 87872 femmine), leggermente inferiore rispetto ai 194986 capi del 2018.

L’importanza di questo tipo di caccia si esplica attraverso il successo che essa riscuote ma anche, fatto degno di nota, nei notevoli benefici economici che ne derivano; si stima, infatti, che ogni anno circa 200 milioni di dollari entrino, nelle casse dello Stato di Palmetto, proprio grazie ad essa.

Il coordinatore del Programma di gestione della caccia di selezione al cervo per la SDCNR, Charles Ruth, ha dichiarato “nello Stato la popolazione di cervi non è numerosa come lo era da 15 a 20 anni fa ma, tutto sommato, la situazione è positiva”.

Probabilmente alla fine degli anni ’90, avevamo zone con troppi cervi. Attualmente i cacciatori hanno sviluppato una maggiore sintonia con la gestione della specie e, soprattutto, con il concetto che non si possano avere molti cervi che, al contempo, siano anche di “qualità”. I cacciatori accettano di buon grado di sacrificare la quantità a favore di una qualità migliore. Penso si sia arrivati ad un ottimo compromesso. Guardando i nostri registri dei trofei, negli ultimi 4 anni, si nota un netto miglioramento: sono belli come non lo stati mai. Penso che sia una conseguenza derivante dall’avere qualche cervo in meno nello stato.” Ruth ha affermato che il carniere è aumentato del 12% dal 2016, principalmente a causa di un maggior prelievo di femmine, la cui percentuale sul totale degli abbattimenti è aumentata del 18%.

“Potrebbero essere necessari ancora alcuni anni (di buoni risultati) ma ritengo che siamo sulla buona strada nel raggiungimento di un limite nel prelievo a carico dei maschi. Le persone ora riflettono maggiormente prima di sparare a qualsiasi maschio che gli capiti a tiro.”

“Nella regione (del Lowcountry), storicamente parlando, non v’è mai stato un limite giornaliero né stagionale al prelievo di maschi. I cacciatori potevano abbattere tutto ciò che desideravano. Adesso, invece, devono essere più selettivi.”

“Guardando indietro, si nota che in passato gli incrementi annuali nei carnieri erano dovuti, principalmente, all’’abbattimento di maschi; negli ultimi anni, invece, si è registrata una controtendenza e gli aumenti sono riconducibili ad una gestione migliore della popolazione locale di cervo piuttosto che ad un aumento nel prelievo specifico di maschi.”

Il coordinator Ruth, ha sottolineato anche che il limite al numero di capi prelevabili (per il cervo) entrò in vigore per la prima volta nel 2017 insieme all’obbligo dell’utilizzo delle fascette per tutti i capi prelevati. I cacciatori residenti ricevono 3 fascette utilizzabili per il prelievo di maschi di qualsiasi classe. Possono inoltre acquistarne altre 2 con delle restrizioni atte a proteggere un gran numero di maschi di un anno e mezzo di età.

I cacciatori ricevono inoltre altre 2 fascette per il prelievo di femmine; queste sono valide a partire dal 15 settembre. Possono acquistare fino ad ulteriori 4 fascette (per femmine) e facendo questo ricevono due ulteriori fascette. Quindi, in conclusione, un cacciatore residente che sfrutti al meglio quanto gli viene concesso può arrivare a prelevare fino a 5 maschi e 8 femmine durante la stagione.

Il rapporto annuale “Deer Hunter Survey” è incentrato sulle attività venatorie legate al prelievo del cervo ma vengono effettuati anche censimenti relativi a cinghiali e coyote. Dalle stime, risultano prelevati 20674 coyote nel 2019 (con un decremento del 9% rispetto al 2018 che evidenzia e conferma un trend in calo nella densità di questa specie) e 31508 cinghiali abbattuti dai cacciatori di cervi sempre nel 2019 (con un decremento del 20% rispetto al 2018). Tali decrementi, nel numero dei cinghiali possono essere correlati con l’andamento dei raccolti; che possono naturalmente subire fluttuazioni legate ad eventi meteorologici  come le inondazioni delle pianure durante la stagione autunnale nella quale si concentrano i parti. Questo, oltre ad aumentare la mortalità nei piccoli (ed in alcuni adulti), li rende anche più facilmente cacciabili durante gli spostamenti verso le terre non inondate.

Quanto appena descritto ci conferma, ancora una volta, l’importanza della gestione venatoria dal punto di vista del ritorno economico oltre che ambientale. Anche le mutazioni, nelle abitudini venatorie dei cacciatori, dimostrano la percorribilità di tali strade, non sempre prive di ostacoli.

Manuela Lai

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Manuela Lai

Manuela Lai

Naturalista ed agrotecnico laureato.
Esperta di wildlife economy, filiera, uso sostenibile e valorizzazione delle carni di selvaggina. Influencer e blogger del wild food.

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