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Abbiamo intervistato Ernesto Preti Moavero Milanesi in merito alla notizia della Regione Lombardia, che ha approvato il controllo su storno e colombo (Columba livia forma domestica) di città per contenere i danni provocati, da queste specie, all’agricoltura.
rm: Buongiorno Dott. Moavero, in merito a questa notizia cosa ne pensa e quale è la sua posizione?
epmm: È da molto tempo che stiamo seguendo questa proposta, già a suo tempo la direzione generale ci aveva chiesto un parere. Tengo a precisare che abbiamo avuto l’appoggio della consigliera regionale Barbara Mazzali che ha fatto delle interrogazioni in commissione agricoltura. Riguardo al piccione era importante trovare una soluzione perché, oltre creare dei danni all’agricoltura, è un problema di salute pubblica. Questo anche per l’accumulo di guano che ormai coinvolge, oltre alle opere d’arte o i tetti, anche impianti fotovoltaici.
rm:Quindi diciamo che l’assessorato si è mosso in maniera intelligente con il supporto delle associazioni agricole e pertanto ha dato modo, con una deroga, di poter effettuare questi abbattimenti in fase sperimentale.
epmm: Sicuramente il nostro è un passo avanti anche per lo storno, questa specie viene tuttora percepita come “nociva”, anche se sappiamo che ormai il termine è desueto, ma è comunque un’animale che crea danni. Per i piccioni In alcune province della Lombardia, in base all’Art. 41 della legge regionale, esisteva già il contenimento e qualche intervento è stato fatto se pure con numeri molto esigui. Va detto questa legge regionale è abbastanza discussa, perché, di fatto, non regolamentata dalla legge nazionale.
Comunque entrambe le specie creano danni, costruendo i nidi dappertutto, sconvolgendo i tetti nelle nostre città. Non certo come accadeva qualche tempo fa, ricordo che da bambino si cacciava intorno alle vigne, i contadini li tenevano alla larga altrimenti non avrebbero né raccolto né mangiato un chicco d’uva, una ciliegia o un caco.
rm: Secondo quanto descritto dalla direttiva questi contenimenti sono previsti proprio nel periodo delle raccolte e proprio nei vigneti non pensa sia un controsenso?
epmm: Esatto ma è l’unico motivo per cui, teoricamente, lo storno crea danno e tutto è vincolato! beh lei sa siamo in Italia… tutto deve essere motivato per l’abbattimento da un dato; pertanto, con la coltura in atto, si pensa che l’animale crei il danno, certo è un controsenso assolutamente.
rm: Per il piccione i tempi sono più lunghi e si arriva al venti di gennaio anche se il numero massimo di capi prelevabili, in questo caso, ammonta a 50.000.
epmm: Esatto ma sei lei lo spalma su 600 cacciatori, che è il numero massimo consentito degli autorizzati, è veramente poco ma certamente è un inizio e come tutte le cose vanno fatte a piccoli passi facendone recepire l’importanza all’opinione pubblica, alle altre associazioni protezionistiche e insomma ci vuole buonsenso.
Ernesto Preti Moavero Milanesirm: Quindi in sostanza i cacciatori lombardi vedono di buon auspicio questo tipo di intervento con questa deroga?
epmm: Assolutamente sì! Sono propensi ad aiutare le associazioni agricole nella speranza poi, ci tengo molto a dirlo, che le stesse associazioni agricole siano riconoscenti al mondo venatorio. Sono convinto che i due mondi, agricolo e venatorio, debbano assolutamente andare a braccetto.
Premetto che io non mi sono mai occupato di associazionismo venatorio, son un appassionato cacciatore che pratica, prevalentemente, la caccia in montagna. Ritengo questa forma di caccia, passatemi il termine, “elegante” e nobile e, aspetto ancora più importante, sostanzialmente sostenibile. Aggiungo inoltre che, la caccia in montagna, è molto controllata ed i cacciatori sono formati e corretti; anche perché, oltre i 2000 metri, si trovano animali “pregiati”, che meritano il giusto rispetto e che, grazie alla gestione, sono in forte espansione nel nostro paese.
rm: Quindi secondo lei il futuro della caccia lo vede in forma specialistica come già in altri paesi europei?
epmm: Assolutamente sì. Infatti, frequentando le armerie, luoghi di confronto e dialogo nei quali testare “il polso” della categoria, ho constatato che negli ultimi periodi i fucili a canna rigata stanno riscontrando un maggiore successo nelle vendite e, sul territorio, sono sempre di più le iniziative e i corsi di formazione per la selezione e la braccata. Quindi per questi elementi e per i vari controlli successivi al prelievo venatorio ritengo che questo sia il futuro della caccia nel nostro paese.
rm: A questo punto vorrei farle un’ultima domanda, anche se esula un po’ dal tema dell’intervista. Cosa ne pensa di questo attacco da parte del mondo animalista in merito alla recente norma, proprio della regione Lombardia, che obbliga le guardie venatorie ed i cacciatori di fauna stanziale all’utilizzo dei giubbetti ad alta visibilità (catarifrangenti)?
epmm: Ritengo sia un autogoal “galattico”. Sono stato e sarò, finché non riusciamo a risolvere questa situazione contrario. Ritengo che questa sia una provocazione, anche infantile, nei confronti delle associazioni ambientaliste e animaliste. Concordo che le guardie debbano avere una divisa che li renda riconoscibili e, soprattutto, che si debbano comportare in modo etico e corretto; specialmente le guardie volontarie venatorie essendo esse stesse dei cacciatori. Quindi rispetto, anche per i cacciatori ma è impossibile che possano vestire, stando alla terminologia utilizzata, “giubbotti” che praticamente lasciano poco spazio a variazioni. Capi ad alta visibilità che praticamente fanno sembrare chi li indossa delle lampade cinesi in mezzo alla macchia. Ho anche fatto un comunicato con l’invito al buonsenso e spero che la regione intervenga su questa legge. Una legge che è contraria anche all’etica venatoria. Come pure sono contrario alla discriminazione tra i diversi cacciatori: chi pratica la stanziale è obbligato ad indossare questo fantomatico “giubbotto” chi pratica la migratoria no; quindi ci ritroveremo, a settembre ottobre, con le guardie che sono come dei lampadari, i cacciatori di stanziale idem e chi va alla beccaccia no. Questa è una discriminazione che mette i cacciatori uno contro l’altro: non è giusto, non è corretto e spero che la regione, che sta lavorando benissimo ad “ampio raggio”, possa trovare un rimedio a questa storpiatura. 

Intervista di Marco Navarro per Riserva Magazine

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Redazione RM

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