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È la storia di due giovani cacciatori con quattro figli che conducono uno stile di vita che consiste nel mangiare ciò che cacciano. Dopo la pandemia di coronavirus, molte persone hanno detto: “avremmo dovuto ascoltarli!
Invece di acquistare carne dai supermercati, questa coppia percorre quasi 100 chilometri tre volte alla settimana per andare a caccia. Da 12 anni la carne, nella loro famiglia, proviene quasi esclusivamente dalla selvaggina che essi stessi catturano ed è qualcosa che la pandemia COVID-19 ha reso ancora più importante. Bisogna riconoscere che, l’essere cacciatori, sembra averli preparati per una situazione eccezionale come quella che stiamo affrontando.
Questa è la nostra vita. È quello che facciamo.”
Hanno detto Henry e Lakeisha Woodard che cacciano nelle foreste del Mississippi. Cerca il 75% della carne che mangiano proviene dalla selvaggina cacciata: tacchini selvatici, cervi dalla coda bianca ecc.. È difficile per Henry pensare di entrare in un negozio per comprare carne quando si può riuscire a procurarsela da soli. Riconoscono però che farlo non è certo un compito facile:
La coppia, infatti, si alza alle 4 del mattino per raggiungere i luoghi di caccia prima dell’alba. Preparano tutto il loro equipaggiamento e partono per esplorare le zone scelte. Osservano con attenzione il terreno per trovare tracce ed altri segni del passaggio di potenziali prede.
Nel caso dei tacchini selvatici, Henry e Lakeisha preparano un appostamento, scegliendo la posizione appropriata. Quindi, usano vari richiami per attirare questi uccelli. I tempi di attesa sono lunghi e l’esperienza accumulata negli anni in mezzo alla foresta garantisce quasi sempre il risultato.
Per questa famiglia mangiare la carne “cacciata” li ha fatti sentire al sicuro durante la pandemia. Quando il coronavirus è scoppiato negli Stati Uniti a marzo, la popolazione si è fatta prendere dal panico, come è accaduto in altri paesi, e parte degli scaffali dei negozi di alimentari sono stati lasciati vuoti senza prodotti. Non per la famiglia Woodard che ha continuato a cacciare per ottenere dalla natura le proprie risorse mentre gran parte della popolazione accumulava “carta igienica”.
Ci sono un certo numero di competenze che Lakeisha e io abbiamo acquisito che ci danno la fiducia e la conoscenza per sopravvivere nonostante la brutta situazione“, ammette Henry.
Durante la pandemia, l’interesse per la caccia negli Stati Uniti è cresciuto e le licenze di caccia e pesca sono aumentate. Henry e Lakeisha hanno notato questo crescente interesse per la caccia in prima persona. Hanno un sito web in cui riportano i loro racconti ed hanno verificato l’aumento delle visite durante l’epidemia di coronavirus.
“Eravamo come Noè che predicava “il diluvio”, ora vediamo che tutti vorrebbero entrare nell’arca … Oh, avremmo dovuto ascoltarli! Loro sono stati bene tutto il tempo. Abbiamo bisogno delle loro abilità per sopravvivere “, spiega ancora Henry.
Henry e Lakeisha attraverso il loro sito Web e i social network diffondono il loro modo di approcciare alla vita, raccontano cosa fanno e come lo fanno, cosa cacciano e come lo cacciano. Per loro, cacciare e nutrirsi di ciò che cacciano è un modo di vivere e sperano che questo sia qualcosa che possa motivare altre persone. Confidiamo che i loro followers possano essere ispirati da questa coppia di cacciatori “giovane ed energica”.
Infatti, constatare che i Woodard insegnino ai loro quattro figli l’arte venatoria per procurarsi il cibo può incoraggiare altri genitori a fare lo stesso.
Voglio trasmettere loro disciplina e voglio che abbiano autostima e fiducia in se stessiin modo che possano essere autosufficienti in determinate situazioni, che possano prendersi cura di noi e affinche possano essere persone migliori” confessa Henry.
Uscire per cacciare e procurarsi il cibo da portare al tavolo della famiglia li ha resi più uniti. “Significa molto per noi“, conclude Henry.

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Redazione RM

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