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Le modifiche alla legge sulla caccia “servono sicuramente a proteggere meglio diversi animali selvatici e gli habitat che li ospitano oltre ad offrire una soluzione pragmatica nell’approccio al lupo” questo in sintesi è quello che afferma il consigliere grigionese Stefan Engler.
Engler è copresidente del comitato “Sì a una Legge sulla caccia al passo con i tempi”
Attualmente la legge vigente sulla caccia risale al 1985 nonostante siano, di fatto, cambiate molte cose.
Un esempio su tutti è rappresentato dalle popolazioni di specie protette, ad esempio il lupo o il castoro, che sono aumentate negli ultimi anni. Ovviamente è innegabile che questo rappresenti un successo ed un buon segno per la natura e per la biodiversità in Svizzera. Tuttavia, l’aumento dei predatori, come il lupo, porta con se delle conseguenze e inasprisce la convivenza con le attività antropiche creando conflitti con gli allevatori ed avendo ripercussioni sul turismo e sulle popolazioni rurali locali.
È quindi chiaro che per rispondere ai cambiamenti occorsi nel tempo è necessario proteggere la fauna ma anche le persone e le loro attività.
Questo richiede, secondo Egler, una revisione della Legge sulla caccia.
Il lupo è tornato in Svizzera nel 1995 e, ad oggi, la popolazione è in continua evoluzione, ovviamente questo implica anche maggiori attacchi  a carico del bestiame (pecore, capre ecc.) con gravi danni economici.
Ogni anno, in media, vengono sbranati dai 300 ai 500 animali.
Nonostante le varie misure di protezione vengono colpiti anche i greggi protetti da recinzioni o da cani da guardiania.
Questo perché i lupi possono imparare ad eludere le misure di protezione ed hanno sempre meno paura dell’uomo.
Le modifiche proposte apporterebbero diverse migliorie per la fauna selvatica e gli habitat che la ospitano.
Vengono previsti ulteriori fondi da destinare a riserve ed aree protette che svolgono un ruolo importante come rifugio e zone “source” per la fauna selvatica.
In tutta la Svizzera, saranno inoltre protetti circa 300 corridoi per garantire i flussi e gli spostamenti degli animali selvatici. In questo modo gli habitat potranno essere meglio collegati e garantire al meglio la sopravvivenza delle specie selvatiche.
Infine, lungo le linee ferroviarie e le strade, la Confederazione ed i Cantoni assicureranno ponti e sottopassaggi per consentire alla fauna selvatica spostamenti evitando strade e centri abitati.
La Confederazione sostiene finanziariamente tutti Cantoni nella valorizzazione degli habitat e della fauna.
Nelle proposte è prevista anche la riduzione del prelievo di dodici specie di anatre selvatiche che non potranno più essere cacciate. Inoltre, verrà ridotto il periodo di caccia alla beccaccia.
La legge obbligherà i Cantoni e gli agricoltori ad erigere recinzioni a misura di fauna selvatica, per evitare il più possibile incidenti e ferimenti agli animali selvatici.
Queste misure vanno a beneficio della biodiversità: contribuiscono a preservare l’habitat naturale agli animali selvatici e a proteggere la natura.
Pur rimanendo il lupo una specie protetta, la revisione della legge consentirà ai Cantoni di regolarne le popolazioni prima che essi attacchino il bestiame. L’obiettivo di questa innovazione è quello di garantire che i lupi non perdano la paura verso l’uomo e gli insediamenti, che causino quindi meno danni agli ovini e ai caprini così da contenere il conflitto.
Punto centrale della nuova legge è che la responsabilità dell’attuazione nella regolazione delle specie protette spetterà ai Cantoni. Questi ovviamente conoscono la zona in cui si aggira il predatore, conoscono il territorio dove vagano i branchi. Sostengono la protezione dei greggi, sono in contatto con le persone danneggiate e, soprattutto, sono i guardiacaccia cantonali che, se necessario, dovranno effettuare gli abbattimenti. I guardiacaccia interverranno solo quando le misure di prevenzione dei danni da sole non saranno più sufficienti.
I Cantoni hanno il dovere tentare tutte le possibili misure preventive prima di adottare misure di regolazione. Dove sussistono branchi di lupi, l’esperienza insegna che i danni non possono essere evitati soltanto con misure di protezione. I lupi imparano rapidamente ad aggirare le protezioni delle greggi. Affinché non perdano i loro timori nei confronti degli insediamenti e delle strutture di protezione, una protezione efficace delle greggi implica anche la possibilità di autorizzare gli abbattimenti.
Un punto cruciale da sottolineare è che il pascolo rappresenta l’allevamento più ecologico e per tale motivo deve rimanere una strada percorribile anche in futuro nelle valli di montagna. Ove possibile e ragionevole, i greggi devono essere protetti con misure adeguate ed anche i cacciatori devono adeguarsi ai nuovi concorrenti e alle condizioni naturali.

La redazione

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Redazione RM

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