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Dall’inizio del 2000, nel Nord-Ovest della Spagna, si rileva un preoccupante incremento del tasso di mortalità nelle popolazioni di Capriolo (Capreolus capreolus) e questo, naturalmente, crea forti preoccupazioni nelle comunità di cacciatori e di conservazionisti.
All’origine di questo crollo demografico vi è una miasi – tale termine indica tutte le parassitosi provocate, in tessuti viventi dei mammiferi, da larve di ditteri – causata, nel caso specifico, da Cephenemyia stimulator, un dittero appartenente, appunto, al genere Cephenemyia.
In base agli studi effettuati, nell’arco di tempo compreso tra gli anni 1994-2000 in diverse riserve di caccia nazionali spagnole, situate all’interno della Provincia di Lèon, nessun capriolo era mai risultato sieropositivo per C. stimulator; questo dato veniva confermato anche da ulteriori analisi – eseguite con la metodologia ELISA (acronimo derivato dall’espressione inglese enzyme-linked immunosorbent assay; saggio immuno-assorbente legato ad un enzima) – effettuate su capi prelevati da cacciatori e ricercatori. Tuttavia, dal 2007 al 2014, il 38% degli animali risultò infettato. Il caso “zero” della penisola iberica venne identificato, proprio nel 2007, con un capriolo, importato dalla Francia, risultato sieropositivo.
Nel 2014 il numero di animali portatori di anticorpi contro il parassita era salito al 60%. L’impatto sulle popolazioni è stato devastante nelle zone colpite. Nella regione delle Asturie, in alcune riserve di caccia regionali, il lavoro di censimento ha mostrato cali fino all’80% della popolazione di caprioli tra il 2009 ed il 2015.
Come già sottolineato, fino all’identificazione, nel 2007, del caso “zero”, la malattia non era presente nell’area di studio; ciò fa supporre che i caprioli autoctoni siano stati colpiti da questa patologia a seguito di mal gestite introduzioni di caprioli portatori della malattia.
Durante l’ultimo decennio del XX secolo, infatti, numerose reintroduzioni di caprioli sono state effettuate in diverse parti della Spagna e del Portogallo. In alcuni casi, le intere operazioni vennero documentate ma, in tantissimi altri casi, le reintroduzioni vennero fatte in maniera irregolare. Gran parte di questi caprioli proveniva dalla Francia, Paese nel quale l’esistenza di questa malattia era, da tempo, una triste realtà consolidata. Questo ci porterebbe a confermare che l’epidemia di cefenemiosi che sta colpendo il nord-ovest della Spagna, sia arrivata nelle Asturie, all’inizio del XXI secolo, a seguito di introduzioni irregolari di caprioli da aree dell’Europa, nelle quali questa malattia è endemica. La cefenemiosi è infatti ampiamente distribuita ovunque in Europa. Studi relativi a decessi collegabili alla stessa causa – effettuati in vari Paesi, tra i quali anche l’Italia – indicano che nell’arco di 10-15 anni il capriolo sia in grado di raggiungere uno stato di equilibrio con il parassita che consentirebbe una buona percentuale di guarigione nelle popolazioni di questo ungulato. Il capriolo è l’ungulato selvatico maggiormente presente nelle foreste del nord-ovest della Spagna; negli ultimi anni il progressivo abbandono delle attività agricole, soprattutto nelle zone di montagna, ha portato alla promozione di attività complementari al sistema agricolo e zootecnico tradizionale; il pascolo tradizionale, annesso al sistema di transumanza, aveva causato un calo nelle popolazioni di capriolo ma, successivamente, il recupero delle aree boschive e la regolamentazione della caccia hanno garantito il recupero e l’espansione del “folletto dei boschi”. Tuttavia, proprio a causa dell’arrivo della miasi, il numero di caprioli si è nuovamente contratto.
La parassitizzazione da C. stimolator nel Capriolo è di grande importanza clinica perché – oltre ad un’elevata morbilità e mortalità, i caprioli infettati presentano infatti: cattive condizioni fisiche, debolezza, letargia e mancanza di vitalità – la presenza dei diversi stadi larvali di C. stimolator nel tratto respiratorio superiore causa sinusiti, starnuti, secrezioni nasali, tosse, dispnea e problemi di deglutizione.
La gravità della malattia pare essere strettamente legata al numero di larve che gli individui ospitano; si stima, infatti, che un numero compreso tra le 30 e le 80 larve produca effetti molto negativi sulla sopravvivenza del capriolo. Quando parassitati in tali quantità, gli animali sviluppano conseguenze dannose sulle condizioni generali di salute che si manifestano con debolezza, apatia e scarsa vitalità.
Parliamo di presenza di larve perché, in effetti, il dittero in questione è caratterizzato dal depositare non le uova bensì le larve nelle narici dei caprioli; queste subiscono diverse mute – che le porta agli stadi di larve 1 (L1) , larve 2 (L2) e larve 3 (L3) – e si sviluppano all’interno del tratto respiratorio superiore dell’animale.
C. stimolator è un parassita specifico del capriolo che rarissimamente è stato riscontrato in altre specie.
L’individuazione, da parte dei caprioli, di questo dittero che si avvicina in volo per depositare le larve provoca in questi animali stress e irrequietezza capaci di interferire negativamente sull’ingestione e sull’assorbimento del cibo. Pare importante sottolineare che, nelle aree endemiche, è stato osservato un cambiamento nel comportamento dei caprioli; questi paiono evitare gli spazi aperti, nelle ore in cui le mosche presentano maggiore attività di volo, e manifestano una preferenza nel nutrirsi in zone con maggiore copertura vegetale. Quando riscontrano la presenza di mosche, per impedire loro di depositare le larve intorno alle narici, si difendono scuotendo ed abbassando la testa, scalciando, starnutendo ed intraprendendo lunghe corse e salti.
Ulteriori e possibili spiegazioni, per giustificare l’aumento del parassita in Spagna, potrebbero, ad esempio, essere correlate al global warming che influirebbe sulla fenologia di questi ditteri; non ci sono, però, ancora studi a supporto di questa ipotesi. In tal senso sarebbero fondamentali maggiori approfondimenti da parte degli entomologi. Inoltre andrebbero presi in considerazione anche eventuali problemi immunitari dei caprioli autoctoni o una possibile competizione con altri taxa.
Manuela Lai

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Manuela Lai

Manuela Lai

Naturalista ed agrotecnico laureato.
Esperta di wildlife economy, filiera, uso sostenibile e valorizzazione delle carni di selvaggina. Influencer e blogger del wild food.

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